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La stampa salvata dai tagli


INTERVISTA/LE BATTAGLIE DI FUCSIA FITZGERALD NISSOLI PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO


NEW YORK. Dalla lotta sempre in corso per la riapertura del consolato di Newark, alla battaglia vinta per evitare il taglio dei contributi per la stampa italiana all’estero. La voce di Fucsia Fitzgerald Nissoli, dal 2013 deputata eletta nella Circoscrizione Estera - Ripartizione Nord e CentroAmerica, ed attualmente iscritta al Gruppo parlamentare di Forza Italia, si fa sentire spesso fra le mura dei “palazzi” romani. Una voce forte che raccoglie le istanze dei connazionali in Nord America, troppo spesso messi da parte “perché purtroppo in Italia ci sono sempre troppe priorità che vengono prima di quelle degli italiani all’estero” spiega Fitzgerald Nissoli in questa intervista ad America Oggi.  Tuttavia i governi, come spiega la “guerriera” nata a Treviglio, ma che da trent’anni vive fuori dai confini italiani, devono essere continuamente “pungolati”. Altrimenti si rischia di essere dimenticati. Cosa che appunto con lei non accade. Sarà per la sua passione politica tutta italiana, ma condita con una sana dose di pragmatismo americano.

Prima di Natale Lei ha depositato una interrogazione al Ministro degli Esteri per richiedere la riapertura del Consolato italiano di Newark. Come funziona l’iter? Quando le risponderanno? E cosa le risponderanno?

E’ stata una mia risposta immediata, tramite un’azione parlamentare, alle istanze dei cittadini italiani del New Jersey. Sottolineo che in passato avevo già avviato due iniziative parlamentari sulla questione, tanto che dal precedente governo abbiamo almeno ottenuto l’apertura del consolato onorario. Ma ora penso che sia arrivato il tempo di riaprire una sede consolare a tutti gli effetti, perché ho ricevuto tantissime richieste dalla comunità. Infatti il numero degli iscritti all’Aire è aumentato e il consolato di New York è sempre più oberato di lavoro. Ovviamente non c’è nessuna garanzia di riuscita: questa non è una promessa di riapertura del consolato di Newark. Tuttavia, quando si deposita un’interrogazione, lo scopo è quello di sollecitare il governo davanti a una necessità impellente. Ora bisogna aspettare la risposta del ministro per capire quali saranno le intenzioni dell’esecutivo.

Oberati di lavoro e con un organico insufficiente. E’ il lemma dei consolati che si giustificano così dei ritardi nei servizi ai cittadini italiani. Domanda: ma perché si deve sempre risparmiare proprio sui consolati e sugli italiani all’estero?

Il perché non lo so. In realtà in Italia stanno cercando di tagliare tante cose. E così a noi che viviamo all’estero sembra che ce l’abbiano solo con noi. Diciamo che c’è in atto un’ottimizzazione delle risorse. Di Maio, ad esempio, ha proposto la razionalizzazione dei parlamentari: da 315 a 200 al Senato e da 630 a 400 alla Camera. Ma in questa legge di bilancio ci sono anche risorse per 150 nuovi impiegati per i consolati all’estero. Insomma, siamo in una fase di cambiamento.

E lei ritiene giusto tagliare il numero dei parlamentari? In generale sono d’accordo. Le dico la verità: noi siamo 630 e in cinque anni che sono in Parlamento non ho mai visto il numero 6 iniziale  nel tabellone delle votazioni. Votano sempre in 400-500. Quindi tagliare il 30% dei parlamentari credo sia giusto. Ma non sono assolutamente d’accordo sul taglio dei parlamentari per gli italiani all’estero: sia perché rappresentano una comunità che è in continuo aumento, sia perché sono gli unici 18 eletti con le preferenze dirette, non con quelle dei partiti. Pertanto stralcerei la Circoscrizione Estera dalla legge di riforma proposta e avvierei una riflessione seria e condivisa sulla rappresentanza degli italiani all’estero.

I tempi per ottenere il rinnovo di un passaporto italiano a New York sono estremamente lunghi: settimane o addirittura mesi. Non crede che sia una situazione a dir poco imbarazzante per l’Italia visto che i servizi consolari di altri Paesi funzionano in maniera più spedita?

E’ imbarazzante, ma il problema è conseguenza della mancanza di personale. Io stessa, recentemente, ho provato a rinnovare il mio passaporto che era scaduto. Perché quando si prova sulla propria pelle si capiscono ancora meglio le istanze dei cittadini. Sono quindi andata online per prendere l’appuntamento al consolato. Risultato? Devo ammettere che ci ho rinunciato. Ora pare che qualcosa si stia muovendo grazie alla digitalizzazione, ma in ogni caso questa è una questione su cui bisogna continuamente pungolare il governo perché purtroppo in Italia ci sono sempre troppe priorità che vengono prima di quelle degli italiani all’estero.

Taglio dei fondi all’editoria. Ci sintetizza cosa è successo nelle ultime settimane? Essendo parte del programma elettorale dei Cinquestelle, il governo aveva deciso di eliminare i contributi alla stampa italiana, compresa quella all’estero. I tagli alle testate italiane, purtroppo, sono andati in porto. Per quanto riguarda i giornali italiani pubblicati all’estero, il governo invece è stato più clemente. Insieme al vice presidente di America Oggi Domenico Delli Carpini abbiamo chiesto un incontro a Roma con il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione Mattia Fantinati per sensibilizzare l’esecutivo sull’importanza strategica diAmerica Oggi e della stampa italiana all’estero in generale. Il sottosegretario ci ha ascoltato in maniera veramente attenta ed ha accolto le nostre istanze, riconoscendo il fatto che la stampa italiana all’estero è una risorsa fondamentale. Che bisogna tutelare. Del resto i giornali all’estero informano anche sugli adempimenti che i connazionali sono chiamati a compiere verso la pubblica amministrazione in Italia. Voglio quindi ringraziare pubblicamente il sottosegretario Fantinati, così come gli altri membri del governo che hanno tutelato tutte queste realtà editoriali. Ma non voglio prendermi nessun merito. Tutti i parlamentari eletti all’estero si sono battuti per convincere il governo a non abolire i contributi per la stampa all’estero: è stato un obiettivo comune. Ringrazio quindi tutti gli altri miei colleghi: perché l’unione fa la forza.

Lei si è battuta per salvare America Oggi dalle cesoie del maxiemendamento. Può spiegare ai nostri lettori perché è fondamentale salvaguardare questo giornale?

Sono davvero soddisfatta che America Oggi continuerà ad essere presente, perché il giornale rappresenta l’unico quotidiano italiano cartaceo negli Stati Uniti ed è quindi al servizio della comunità. Inoltre è importante il fatto che il giornale venga distribuito nelle edicole, perché permette agli anziani che non usano Internet di aggiornarsi e di tenersi informati. E poi, essendo cartaceo, il quotidiano è anche strumento di confronto nei circoli italiani. Insomma: America Oggi è una bella realtà da sostenere e di cui abbiamo bisogno.

Considera di avere tutelato il giornale di una minoranza linguistica in un Paese anglosassone? Certamente. Sono sempre stata favorevole ai contributi per la stampa italiana all’estero laddove la stampa è strumento di informazione che mantiene vivo il legame con la madrepatria. Si tratta di uno strumento di promozione della nostra cultura e della lingua italiana: utilissimo per le comunità che ricevono informazioni talvolta vitali e che difficilmente troverebbero nei media locali. Ma bisogna fare un distinguo: siccome alcuni giornali possono diventare dei mezzi di propaganda anziché di informazione, noi cittadini dobbiamo vigilare affinché il servizio garantito alle nostre comunità sia il più efficace ed efficiente possibile. I giornali non devono diventare dei centri di potere.

Come pensa che questo governo riuscirà a coniugare il cavallo di battaglia elettorale del reddito di cittadinanza, con l’alleggerimento della pressione fiscale? In sintesi: da dove arriveranno i soldi?

Non so se hanno una bacchetta magica per tirarli fuori improvvisamente, ma non voglio dire né bene né male. Mi sembra giusto dargli ancora del tempo. Questo governo è al lavoro solo da pochi mesi e quindi prima di dare un giudizio sul suo operato credo che si debba aspettare almeno altri sei mesi. Io mio auguro per il bene dell’Italia che possano fare quello che hanno promesso. La cosa più importante è salvare l’Italia, aiutare i giovani, le famiglie, i pensionati. Se riusciranno a fare tutto quello che hanno promesso in campagna elettorale, allora tanto di cappello: io sarò la prima a dire “bravi”.

C’è qualcosa in particolare che desidera comunicare ai nostri lettori? Voglio rivolgere un grande augurio di “Buon Anno” a tutti i lettori di America Oggi e a tutti gli italiani all’estero, con la speranza che nel 2019 la maggior parte delle nostre istanze venga presa in considerazione e realizzata.

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