La strage dei romani


Potrebbero essere oltre 100 le vittime che abitavano nella Capitale



ROMA. L'onda sismica del centro-Italia è ormai diventata un'onda di dolore che attanaglia Roma. Un'onda che alla fine rischia di superare i cento morti residenti nella Capitale e nel suo hinterland. Giovedì erano 20 gli identificati romani, secondo i dati diffusi dalla Prefettura di Ascoli Piceno, ma ieri sommando i riconoscimenti avvenuti nel reatino si sono aggiunti altri 50. Quindi per ora sono 70 persone che risiedevano a Roma, ma il dato rischia di crescere ancora visto che mancano ancora più di 80 persone a cui dare un nome e capire dove vivevano. Tra le 70 vittime ci sono anche quattro bambini. La più piccola è Elisa, un anno compiuto il primo febbraio, viveva nella Capitale, così come Pietro Baccari, di 6 anni. Un'altra bimba, Elisa Ciciarelli, di 7 anni, era invece di Guidonia Montecelio. Famiglie romane o dei comuni della Provincia che abitualmente tornavano ogni estate nella zona di Amatrice, Accumoli o Pescara del Tronto a trovare i parenti o perché avevano la seconda casa, ricevuta in eredità dai nonni. Vacanze tranquille, vita di paese, e domani la festa dell'Amatriciana ad Amatrice avrebbe richiamato ancora più romani innamorati di questo primo piatto famoso nel mondo solo poco meno della pizza. Una famiglia romana distrutta è anche quella del primo maresciallo dei bersaglieri Carlo Chiodi, che ha contribuito a portare la pace in Libano. Nel paese del reatino che tanto amava hanno perso la vita anche la moglie Maria e la piccola Angelica, una bimba di 7 anni per cui piangono anche tutti i suoi amici del gruppo Scout Roma 88. Carlo Chiodi l'anno scorso ha lavorato al quartier generale di Unifil a Naqoura nel Libano meridionale. Dal comando operativo centrale era stato mandato in missione tra i Caschi blu dell'Onu. Era legatissimo alla sua famiglia e soprattutto alla figlia Angelica piccola "lupetta" del gruppo scout della Capitale Agesci Roma. Luciana Masciarelli, di 48 anni, morta insieme alla madre di 75 anni a Pescara del Tronto, era una delle tante romane che ogni anno tornava nella stessa casa. La sorella, invece, si è salvata perché aveva scelto di andare qualche giorno al mare. Laureata, lavorava in uno studio di avvocati, viveva dal '90 al Prenestino, ma non aveva mai lasciato il quartiere Vescovio dove era nata e cresciuta. "Era una delle 'colonne' della parrocchia diSantissima Trinità - spiega il parroco padre Lucio - si occupava dell'intrattenimento e catechesi. E per tutta la sua vita si è occupata dei più poveri, era molto attenta agli altri". Per tanti giovani della parrocchia era un punto di riferimento e con loro ha creato una associazione "Trinitarts", brava a suonare la chitarra aveva fatto la regia di commedie musicali, l'ultima 'Da Francesco a Francesco' ovvero da Francesco D'Assisi a Papa Francesco era stata replicata in alcune parrocchie di Roma. Gli incassi degli spettacoli e delle iniziative veniva devoluti ai missionari in Africa. A pochi isolati di distanza, nei pressi di piazza Vescovio, in tanti piangono Vinicio e Dina Valentini, "baristi di quartiere", il loro bar in via Monte delle Gioie era un punto di riferimento. "Sempre cortesi e a far cominciare bene le giornate con i loro cappuccini", raccontano i residenti. Le saracinesche chiuse del loro bar sono sommerse di fiori e biglietti colmi di dolore. Decine di vite fermate, come quella di Rita Innocenti, 50 anni, maestra elementare a Roma ma residente ad Anguillara Sabbazia. Solo il litorale romano conta oltre 20 vittime colpevoli di aver scelto di fare le vacanze. Una vera e propria ecatombe.