LA TIGRE BIANCA : ‘neanche ci ho pensato a chiedere...’

di Simona Balduzzi


genere : drammatico anno: 2021 regia: Ramin Bahrani durata : 125 min attori: Raj Kumar Yadav Adarsh Gourav ,Priyanka Chopra, Manesh Manjrekar, Vijay Maurya sceneggiatura : Ramin Bahrani musiche : Danny Bensi , Saunder Jurriaans

Presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2020 e fruibile su Netflix da pochi giorni , ‘La tigre bianca’ scritto e diretto dal regista indiano Ramin Bahrani è il film tratto dall’omonimo romanzo di Aravind Adiga, vincitore del Man Booker Prize. Distante dai tipici lavori bollywoodiani , richiama ad un ‘ sogno americano’ , contestualizzato ad Est : il film ritrae pertanto la cruda disparità tra caste della società indiana , per cui il destino di un bambino viene segnato alla nascita. Ma Balram , sente di essere diverso, un predestinato ; le parole toccanti del padre, gli rimarranno impresse nell’anima e al pari della tigre bianca, farà dell’astuzia e della temerarietà la sua arma vincente : sin da quando chiede alla nonna i soldi per le lezioni di guida. ‘Le promesse elettorali mi insegnarono quanto sia importante non essere un uomo povero in una democrazia’

Dopo essere riuscito a farsi assumere come autista personale di Ashok (Rajkummar Rao) e Pinky ( Priyanka Chopra), Balram dovrà destreggiarsi con passo felino tra umiliazioni e rivalità. “Al mondo esiste odio più potente del Servo numero due verso il Servo numero uno?”

Ashok, figlio della corruzione e legato ad una donna nata in India, ma ormai occidentalizzata in tutto e per tutto , sorprenderà Balram con la sua gentilezza . Convinto infatti, di essere nato con l’unico scopo di ‘dover servire un padrone’ , il giovane protagonista si sente ormai realizzato . Cos’è un servitore, senza un Padrone?” Strada facendo, egli scoprirà anche i lati oscuri del suo grande sogno ed a quel punto, spetterà solo a lui, decidere se vuole o meno, diventare egli stesso un Padrone . “La città sapeva che qualcosa mi bruciava dentro...bruciava anche lei” ‘La tigre bianca’ , vanta una riuscitissima sceneggiatura, che privilegia i dettagli e i primissimi campi , tanto forti da proiettare lo spettatore nella storia : chi guarda, percepisce le pulsazioni del protagonista, mentre la camera che ruota intorno ai suoi occhi e guarda attraverso le sue spalle , incalza un ritmo ipnotico . Il contrasto, si conferma punto di forza: i conflitti del protagonista , ben trasposti nei colori di una fotografia bilanciata e satura , stupiscono perché ambigui : mentre ogni scena amplifica le sue dinamiche (forti di raccordi simbolici, trasposizioni metaforiche e angolazioni che seducono l’occhio dello spettatore), ci si rende conto che i personaggi ( molto ben caratterizzati) , sorprendono per i loro tratti, incoerenti e schizotipici . Il ritmo incalzante , gli attacchi sul movimento e piani sequenza - che non tralasciano di enfatizzare i suggestivi tratti dell’India - definiscono questo film ,un’interessante incontro , tra stile americano e indiano. Ad accompagnare la voce narrante , tra flashback e presente, un’ottimo rimbalzo di musiche e richiami archetipici che sussurrano alle spettatore un’unica verità: ‘scegli!’