La troppa libertà nuoce



TERRORISMO/CONSIDERAZIONI DOPO IL NUOVO ATTACCO A LONDRA

Se c’è un qualcosa di particolarmente allarmante nell’ultimo attentato terroristisco compiuto su suolo inglese sabato scorso, sicuramente è l’estrema facilità con cui il terrorismo riesca ad attaccare i punti nevralgici di un Paese incapace, almeno in apparenza, di tutelare i propri cittadini. Ma andiamo per gradi. La notte di terrore vissuta sul London Bridge, con un camion che piomba sulla folla in cerca di relax e i tre terroristi (di cui uno con la nazionalità italiana) che puntualmente abbandonano il mezzo per tentare di sgozzare i passanti, è solo una macabra ripetizione di quanto già visto nella stessa capitale Inglese poche settimane addietro, nella Parigi di qualche mese fa e nella Nizza dello scorso Luglio. La domanda, quindi, sorge lecita: come è possibile che non si riesca ad arginare questa strategia del terrore? È possibile nella misura in cui, non vengono varate ed applicate misure concrete di prevenzione e contrasto al crimine organizzato, nella fattispecie il terrorismo, che continua a lavorare indisturbato nonostante i ripetuti attacchi degli ultimi tre anni.Londra, per quanto sia una città modello sotto alcuni aspetti relativi la sicurezza urbana, presenta delle sacche di profonda difficoltà nella gestione della sicurezza proprio nel cuore della metropoli. Nel bel mezzo della capitale inglese, vi sono interi quartieri sotto il controllo di gruppi più o meno fondamentalisti, in cui vige una legge effettiva, la sharia, che il governo sia cittadino che statale, non riescono a controllare. Vi è un’impossibilita cronica da parte delle autorità preposte a identificare quanti sono esattamente i radicalizzati, grazie a una capillare rete di coperture. Continuano ad operare sedicenti imam che coltivano a pane e odio, interegenerazioni di musulmani che proprio in Inghilterra hanno trovato quella libertà e democrazia che tanto odiano. E molto altro ancora. Ma forse il problema è proprio lì, in quelle due parole magiche che tanto vituperate e odiate sono dal fondamentalismo, in quanto massima espressione della civiltà occidentale. Troppa libertà e troppa democrazia fanno forse male? Giammai. Ma in un contesto di guerra non dichiarata, ma effettiva, probabilmente la troppa libertà nuoce alla sicurezza di quei cittadini che sono diventato un bersaglio estremamente vulnerabili agli occhidel terrore. Volendo formulare un esempio di situazione critica, in cui un governo dovette varare d’urgenza misure drastiche per contrastare il terrorismo, possiamo fare riferimento al Patriot Act varato dall’allora amministrazione Bush a margine degli attacchi dell’11 Settembre. In quel frangente, un’amministrazione guidata da repubblicani con forti componenti libertariane, si trovò suo malgrado costretta ad applicare misure inedite nella lotta al terrore. Misure checomportarono una limitazione di alcune libertà dei cittadini, una più facile intromissione nel privato dei residenti su suolo americano da parte delle forze dell’ordine, file interminabili negli aeroporti e molto altro, al fine di tutelare la sicurezza nazionale e scongiurare altri possibili attentati. Ovviamente furono implementate ottime politiche di counter-intelligence e furono dati maggiori poteri alle agenzie di anti-terrorismo, misure che tutt’oggi dimostrano la loro efficacia, palesata nei tanti attacchi sventati su suolo americano e su un’indubbia sicurezza percepita dal cittadino.Potremmo fare riferimento ad Israele, che ormai da decenni convive con l’incubo terroristico. Shin Bet e Mossad lavorano in maniera certosina nel controllo sia del territorio che degli ingressi nel Paese. La polizia locale ha ampi poteri in materia di prevenzione degli attentati e il governo investe moltissimo sulla gestione della sicurezza nazionale. Infatti Israele, nonostante sia nel centro della zona più infuocata del mondo, è uno dei Paesi più sicuri a livello internazionale. Ed ecco che possiamo dare una risposta alla nostra domanda. Questi attacchi sono facilmente compiuti nella misura in cui un Paese si rifiuta di legiferare seriamente in materia di antiterrorismo.Il terrore non lo si combatte con le parole, ma con serie politiche di prevenzione e contrasto del fenomeno, dando ampi poteria coloro che salvaguardano la sicurezza nazionale e dei cittadini, che non vuol dire violare la privacy del comune cittadino, bensì svolgere un lavoro efficace ed intelligente di raccolta informazioni del nemico. La libertà e la democrazia vanno tutelate in tutti modi e, in tempi di guerra, anche con leggi ferree e speciali, create ad hoc per fronteggiare l’emergenza, che rendono la vita quantomeno difficile ai nemici della nostra civiltà.