La Turchia nelle sue mani



TRIONFO ELETTORALE DI ERDOGAN, CHE DIVENTA COSÌ UN VERO “SUPERPRESIDENTE”

ISTANBUL. Recep Tayyip Erdogan verso il trionfo nelle elezioni anticipate in Turchia. Con il 96% dei seggi scru- tinati, il capo dello Stato uscente è vicino alla rielezione, che stavolta gli metterà in mano i larghissimi poteri attributi dal nuovo sistema presidenziale. Le preferenze al momento sopra il 53% gli sono già valse le congratulazioni del primo leader europeo, il premier ungherese populista Viktor Orban. “E’ una vittoria della democrazia”, tuona Erdogan, rivendicando la vittoria. “Spero che nessuno danneggi la democrazia gettando ombre sul risultato del voto per nascondere il proprio fallimento”. “I risultati sono chiari. La nazione ci ha dato la responsabilità della presidenza”, ha detto Erdogan. “Con la partecipazione al voto”, arrivata all’87%, “abbiamo dato una lezione di democrazia”, ha proseguito nel suo primo discorso dopo la chiusura delle urne. Anche la coalizione che lo sostiene mantiene la maggioranza assoluta in Parlamento, grazie al risultato sopra le attese dei nazionalisti dell’Mhp. Ora per il Sultano si profila un mandato di cinque anni con poteri quasi assoluti, ma in un Paese sempre spaccato a metà. Per il nuovo esecutivo la priorità sarà l’economia dopo il crollo della lira turca che negli ultimi due mesi ha perso il 20%. Con le nuoveprerogative, Erdogan ha già annunciato di voler mettere sotto controllo le politiche della Banca centrale, rischiando però così un pericoloso braccio di ferro coi mercati. Forte la delusione per l’opposizione. Dopo il bagno di folla nelle piazze, lo sfidante principale Muharrem Ince non ha tradito nelle urne, raggiungendo circa il 30%: un risultato che il suo Chp non toccava dagli anni Settanta. Ma non è bastato. Deludente la performance dell’ex ministra degli Interni nazionalista Meral Aksener, che si ferma sotto il 10%, mentre Selahattin Demirtas, il leader carismatico curdo candidato dal carcere, supera il 7%. Per il Parlamento, la co- alizione del Popolo Akp-Mhp si assicura circa 350 dei 600 seggi. Ma senza i nazionalisti, che con l’11% e una cinquantina di seggi sono la vera sorpresa di questo voto, Erdogan non ce l’avrebbe fatta. Ed è probabile che la sua agenda di governo ne risulti influenzata. L’alle- anza della Nazione del Chp con il Buon Partito di Akesener e gli islamisti del Sp si ferma sotto i 200 seggi. In Parlamento entrano ancora i filo-curdi dell’Hdp, nonostante molti leader e militanti in galera, superando la soglia di sbarramento monstre del 10%. L’affluenza alle urne è stata alta, come sempre in Turchia. Secondo l’Akp, all’87%. “Le elezioni si sono svolte con maturità democratica”, ha precisato il suo portavoce, replicando così alle accuse di brogli delle opposizioni, che hanno invitato i propri elettori a non abbandonare i seggi almeno fino alla firma dei verbali definitivi. Polemiche e proteste che potrebbero crescere nelle prossime ore, specie se il conteggio finale dovesse attribuire una vittoria di misura come al referendum del 2017. Sulla soglia del 50% è il consenso di Erdogan a Istanbul e nella capitale Ankara, le due principali città, dove un anno fa fu sconfitto. Come previsto, Ince è invece davanti nella laica Smirne. In una giornata di forte tensione, con denunce di brogli in molti seggi, soprattutto nel sud-est curdo, sono stati fermati anche 10 osservatori elettorali stranieri, nelle urne per conto dell’Hdp. Tra loro, anche 4 italiani, tre dei quali rilasciati poco dopo essere stati bloccati dalla polizia a Diyarbakir perché accusati di non avere un regolare accredito. Fino a ieri sera era invece ancora in stato di fermo un’italiana a Batman, centro minore sempre nel sud-est, identificata come Christina Cartafesta. Le autorità italiane in Turchia stanno seguendo il caso.