La vita sopra l’economia



LETTONIA/L’APPELLO DEL PAPA CONTRO LE CHIUSURE E GLI ISOLAZIONISMI

RIGA. “In tempi nei quali sembrano ritornare mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con sta- tistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli, Maria e i discepoli di queste terre ci invitano ad accogliere, a scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale”. Nella messa pomeridiana al Santuario mariano di Aglona, centro del cattolicesimo lettone a 230 km da Riga, il Papa rilancia il suo messaggio contro chiusure, esclusioni ed isolazionismi. Ma anche il primato della vita sull’economia e il fatto che la libertà del Paese si deve alle sue radici cristiane sono gli altri concetti espressi al suo arrivo in Lettonia, secondo Paese visitato dopo la Lituania in questo suo viaggio di 4 giorni nelle Repubbliche baltiche, che si conclude oggi in Estonia. Parlando alle autorità nel Palazzo presidenziale di Riga dopo il colloquio col presidente Raimonds Vejonis, Francesco pone l’accento sulla “maternità” della Lettonia, riferendosi al motto del viaggio, “Mostra- ti Madre per tutti”, che “trova eco nella capacità di promuovere strategie che siano veramente efficaci e focalizzate sui volti concreti di famiglie, anziani, bambini e giovani, più che sul primato dell’economia sopra la vita”. Risuonano nelle sue parole gli echi del calo delle nascite in Europa così come l’emigrazione che colpisce questi Paesi ai margini dell’Ue. La “maternità” della Lettonia, per il Papa, “si manifesta anche nella capacità di creare opportunità di lavoro, in modo che nessuno debba sradicarsi per costruire il proprio futuro. L’indice di sviluppo umano si misura anche dalla capacità di crescere e moltiplicarsi”. “Lo sviluppo delle comunità non si attua e nemmeno si misura unicamente per la capacità di beni e risorse che si possiedono, ma per il desiderio che si ha di generare vita e creare futuro”, aggiunge. Ricordando il centenario dell’indipendenza, per una Nazione che ha conosciuto gli oltraggi del nazi- smo e della dominazione sovietica, Francesco sottolinea: “Voi conoscete molto bene il prezzo di questa libertà che avete dovuto conquistare e riconquistare. Una libertà resa possibile grazie alle radici che vi costituiscono”, rimarcando così la tradizione cristiana del Paese, dove oggi, in un mix di popolazione - poco meno di due milioni in totale - per il 62% lettone e per il 37% russa, i luterani sono il 25%, i cattolici il 21% e gli ortodossi l’11%. “Senza questa capacità di guardare in alto, di fare appello a orizzonti più alti che ci ricordano quella ‘dignità trascendente’ che è parte integrante di ogni essere umano (cfr Discorso al Parlamento Europeo, 25 novembre 2014), non sarebbe stata possibile la ricostruzione della vostra Nazione”, afferma. Nel significativo momento della preghiera ecumenica al Rigas Doms, la cattedrale luterana di Santa Maria, nata come cattolica nel XIII secolo, il Papa dice quindi un “no” a un cristianesimo “da turisti”, paventando che “con la fede ci può succedere esattamente la stessa cosa” che rischia l’organo della stessa cattedrale, “uno dei più antichi d’Europa e che è stato il più grande del mondo al tempo della sua inaugurazione”: diventare “un oggetto del passato, un’attrazione turistica e da museo che ricorda le gesta di un tempo, di alto valore storico, ma che ha cessato di far vibrare il cuore di quanti lo ascoltano”. “Possiamo smettere di sentirci cristiani residenti per diventare dei turisti”, avverte. Di più, “tutta la nostra tradizione cristiana può subire la stessa sorte: finire ridotta a un oggetto del passato che, chiuso tra le pareti delle nostre chiese, cessa di intonare una melodia capace di smuovere e ispirare la vita e il cuore di quelli che la ascoltano”. Ma “la nostra fede”, conclude, “non è destinata a stare nascosta, ma ad esser fatta conoscere e risuonare in diversi ambiti della società, perché tutti possano contemplare la sua bellezza ed essere illuminati dalla sua luce”. E nell’incontro con la comunità cattolica nella cattedrale di San Giacomo, le parole del Papa tornano al legame tra fede e storia del Paese: “Voi qui presenti siete stati sottoposti ad ogni sorta di prove: l’orrore della guerra, e poi la repressione politica, la persecuzione e l’esilio. E siete stati costanti, avete perseverato nella fede. Né il regime nazista né quello sovietico hanno spento la fede nei vostri cuori”.