Lampedusa, sciopero rinviato

MIGRANTI/INIZIANO I TRASFERIMENTI. CONTE VEDRÀ DOMANI IL SINDACO MARTELLO



di Michele Suglia

LAMPEDUSA. Un sospiro di sollievo a metà. Lo tirano quelli che non vogliono bloccare Lampedusa con uno sciopero generale, nell’isola ancora popolata di turisti e di quasi 1.200 migranti stipati nell’hotspot. E, con dubbi e speranze diverse, lo tirano pure quelli pronti a dare battaglia. La protesta è rinviata, visto che mercoledì il sindaco Totò Martello e il governatore siciliano Nello Musumeci saranno a Palazzo Chigi. Invitati da Giuseppe Conte, per provare a gestire un’accoglienza ormai impossibile in una struttura provata dai numeri (può ospitare circa 190 stranieri, ora ce ne sono 6 volte di più) e dai rischi di contagi Covid. “Con questa convocazione il problema immigrazione diventa nazionale, di tutto il governo”, spiega e spera il sindaco. In mezzo, c’è un pezzo di lampedusani che chiede i sigilli al centro di identificazione dei migranti, prima che serrate a ristoranti e alberghi. E temendo nuovi sbarchi, forse rinviati dal mare alto e dal residuo di scirocco che soffia sull’isola. Nella terra più vicina alla Tunisia che alla Sicilia la tensione si allenta appena, dopo l’ultimo sbarco. È quello delle 370 anime arrivate sabato notte su un peschereccio a pochissime miglia dalla costa. Migranti che hanno portato il ‘carniere’ dell’hotspot a quota 1.500, fra le proteste di alcuni cittadini e leghisti e la minaccia di sciopero da parte del sindaco contro “il silenzio del governo”. Due giorni dopo, complice l’esasperazione diffusa, si comincia a liberare il centro di contrada Imbriacola. Tra domenica notte e ieri mattina, sono partiti 307 immigrati. A bordo di navi della finanza e della Guardia costiera, vengono trasferiti a Pozzallo e Porto Empedocle (da lì smistati tra Abruzzo e altre parti della Sicilia). Ora nell’hotspot ne restano 1160, certifica il sindaco, confermando che in queste ore si chiude il bando di gara per l’ invio di due navi private che daranno un po’ di ossigeno all’isola (una per ‘svuotare’ l’hotspot, l’altra a disposizione per la quarantena o altre esigenze). Intanto Bruxelles ammonisce l’Italia sull’immigrazione, siciliana in particolare. Un portavoce della Commissione europea fa sapere che l’azione del presidente Musumeci è nota e che continuano i contatti con il governo italiano. Ma rimarca: “Ricordiamo che tutte le azioni che vengono intraprese, devono rispettare gli obblighi delle leggi sull’asilo dell’Unione Europea e internazionali”. Parole che irritano Matteo Salvini: “L’Europa bacchetta la Sicilia, incredibile! - twitta il leader della Lega - Non siamo più nemmeno padroni a casa nostra”. Polemiche a parte, per Lampedusa la telefonata cruciale della giornata è quella che il sindaco riceve dal premier. Arriva a metà mattina e irrompe nella discussione sullo sciopero iniziata poco dopo le 9 tra il primo cittadino e una delegazione di imprenditori e commercianti, che Martello ha invitato nel Comune. Molti i contrari, parecchi a favore. Compresi alcuni turisti, pronti ad accettare i disagi della protesta in solidarietà ai lampedusani. Nello studio del sindaco si raccolgono una ventina di persone: dopo un po’ le voci si alzano, volano urla spesso in dialetto. Molti chiedono perché fare “una protesta contro se stessi”. Altri rispondono che bisogna dare “un segnale forte a Roma”. La più diretta è Angela Maraventano, ex senatrice della Lega e ora nel direttivo del partito siciliano con delega alle isole. Chiede una cosa sola: la chiusura dell’hotspot. Poco dopo tra le urla, esce rincorsa da chi le chiede di restare e avere pazienza. Nel frattempo di fronte al municipio parte una piccola protesta: una decina di persone con alcuni striscioni sull’asfalto. Chiedono di chiudere l’hotspot, denunciano “il governo criminale” e se la prendono con il sindaco (“Dimettiti”, urlano) e l’europarlamentare Pietro Bartolo, simbolo delle battaglie pro migranti. Minacciano di occupare il Comune e nemmeno un’oretta dopo tentano il blitz nel palazzo. Una ventina di loro bussa nella stanza della riunione, chiede di partecipare perché “un eventuale sciopero riguarda tutti noi lampedusani”. Poco dopo gli animi si surriscaldano finché il sindaco esce. Quando rientra, assicura che lo sciopero si farà ma glissa su quando. Verso mezzogiorno, incontro finito e annuncio della convocazione romana. Al vertice a Palazzo Chigi ci saranno anche i ministri competenti su immigrazione e sulle altre richieste avanzate dal primo cittadino, probabilmente il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e quello dell’Economia Roberto Gualtieri. “Mi ha chiamato Conte, mi ha dato del tu, era la prima volta che lo sentivo - racconta più tardi il sindaco Dem - Mi ha detto: ‘Vieni a Roma e parliamo. È un fatto concreto, così il problema diventa nazionale”. Non nasconde la soddisfazione e conclude: “Se questo governo vuole distinguersi, deve affrontare il tema immigrazione in maniera concreta non solo con soluzioni tampone. E soprattutto il primo problema è quello del sovraffollamento, poi ci sono i problemi sanitari.