Latte/Tavolo a Roma il 28 novembre

La ministra Bellanova: fatti non promesse. “Il prezzo a 1 euro? Io non lo posso fare”

di Fabrizio Fois


CAGLIARI. La vertenza del latte ovino in Sardegna si è trasformata in un braccio di ferro sul prezzo. I calcoli di queste settimane, a cavallo tra l'avvio della nuova campagna di produzione e la chiusura di quella 2018-2019, stanno mettendo a dura prova la tregua siglata con la convocazione del primo tavolo ministeriale dopo le proteste di inizio anno, quando i pastori hanno sversato sulle strade migliaia di litri di latte per ottenere una giusta remunerazione. Per sbloccare la situazione la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, è tornata ieri nell'Isola, a una settimana dall'ultima visita, per annunciare che il tavolo nazionale sul latte ovino si aprirà a Roma il 28 novembre prossimo. Quanto al prezzo, l'esponente del governo ha alzato le mani. "Se mi chiedete di promettervi il latte a un euro al litro, io dico non lo posso fare: la politica non deve fare promesse che non può mantenere - ha spiegato incontrando i pastori a Ottana, nel Nuorese - Dobbiamo assumere impegni solo per quello che possiamo fare. Dalla crisi del settore si esce con i contratti di filiera, con l'aggregazione, la tracciabilità e la programmazione sulla produzione". Gli allevatori hanno apprezzato la ripresa del dialogo. Ma sul prezzo rilanciano. "Abbiamo fatto i calcoli e per non metterci nelle condizioni di andare sotto il costo di produzione, il prezzo giusto, realisticamente, deve essere un euro a litro - ha detto Gianuario Falchi, uno dei portavoce al tavolo delle trattative - E ci si arriva anche spendendo i 49 milioni di euro già stanziati". Non solo. "Non si può aprire la nuova campagna lattiero- casearia senza chiudere la vecchia - ha chiarito Falchi - Lo scorso anno si partiva da un prezzo del Pecorino romano di 5 euro al chilo e ci hanno pagato l'acconto 60 centesimi. Ora il mercato ci dice che il prezzo del formaggio è oltre i 7 euro al kg, quindi l'acconto deve essere almeno di 90 centesimi", argomenta Falchi. Insomma il negoziato va avanti, ma il pericolo è quello di tirare troppo la corda. Nelle campagne, infatti, cresce il malumore. Lo sa bene anche la ministra. "C'è un po’ di disperazione che mi preoccupa - ha confermato Bellanova - perché rischia di sfogare nel ribellismo e non vorrei rivedere certe scene già viste in passato. La criticità di ordine eco- nomico può così trasformarsi in un problema di ordine pubblico".