Lazio: se tutto gira bene



CASO/È LA SQUADRA DEL GIORNO: VINCE ANCHE SENZA TIRARE IN PORTA

ROMA. Sì può vincere anche senza tirare in porta. È lo strano caso della Lazio, che sfanga l’impegno di Europa League con il Nizza con il mino sforzo possibile, piazzando il 4 su 4 che vale qualificazione con due turni d’anticipo e soprattutto il punteggio pieno in Europa League. Unica squadra nell’intera competizione a potersi forgiare di questo vanto. Che la Lazio viaggi d’altronde non è più una notizia. Che Simone Inzaghi sia uno dei migliori tecnici sulla pizza, nemme- no. Già perché ad esclusione della parten- za a rilento con la SPAL – scialbo 0-0 in casa – e della scoppola presa col Napoli, dove per altro la fortuna non fu certo dalla parte dei biancocelesti (con gli infortuni de De Vrij e Bastos dopo nemmeno mezz’ora), la Lazio le ha vinte tutte. Un trofeo in bacheca, una vittoria storica in casa della Juventus, 4 su 4 in Europa e soprattutto una striscia di 9 successi consecutivi in tutte le compitizioni che dal 24 agosto a oggi sono il record assoluto dei biancocelesti nella loro storia. Ma non solo: la striscia di 9 vittorie consecutive in tutte le competizioni rappresenta il record di sempre nella storia del club. Una ricetta magica nata praticamente per caso, ma dove Simone Inzaghi ha avuto tutti i meriti del miglior cuoco stellato: ricavare il massimo da ciò che già si ha. Parlare di miracolo Lazio, nell’ abusatissima accezione del termine, non pare a questo punto davvero più come un’esagerazione. Inzaghi, infatti, pescato praticamente a caso dopo il due di picche a cose già fatte di Bielsa a Lotito, ha l’aura della benedizione, il sapore della sorpresa, la gioia del dono inaspettato. Un cammino che per certi versi ricorda l’avvicinamento di Antonio Conte alla Ju- ventus, quando la dirigenza bianconera cercava tra esotici nomi all’estero – pareva fatta per Villas Boas – ma il pugliese ottenne un incontro con Andrea Agnelli e da lì la storia dei bianconeri mutò in quella che conosciamo oggi.

IL RITORNO DI LUIS - In Spagna l’hanno già ribattezzata la “remontada di Luis Alberto”. E, in effetti, da quando il fantasista della Lazio, fra gennaio e febbraio, non riusciva a ritagliarsi nemmeno qualche minuto di gioco, ne è passato di tempo. Adesso, Luis Alberto è diventato la fonte primaria del gioco dei biancocelesti, il faro che illumina la manovra e anche in Spagna se ne sono accorti. Tant’è che il ct della “Roja” Lopetegui lo ha convocato per le amichevoli contro il Costa Rica e la Russia, che ospiterà i Mondiali 2018. Il quotidiano dei Madrid, Marca, ha dedicato ampio spazio alla rinascita del giocatore che ha ammesso di avere tra- scorso “fra gennaio e febbraio” di quest’anno, “il periodo peggiore della carriera”. L’ex di Siviglia, Barcellona B, Liverpo- ol, Deportivo La Coruna e Malaga confessa di avere visto “tutto nero”. “Grazie alla mia famiglia e al coach Juan Carlos Alvarez Campillo - racconta il laziale - ho svoltato, rendendomi protagonista di un cambiamento radicale. Il problema era mentale, dovevo credere in me stesso e puntare sulle mie capacità”. Luis Alberto è così divenuto uno dei pilastri della Lazio-rivelazione, giocando 369' in Serie A, ma non solo: ha realizzato tre gol e sette assist in 16 partite, fra campionato e coppe. “Prima non ero a conoscen- za di quello che potevo fare, ma Campillo me lo ha fatto capire, ora credo in me stesso e sono disposto a rischiare di più, faccio cose che non ho avevo il coraggio di fare prima”, assicura. Adesso Luis Alberto vive il momento migliore in carriera. “Adesso sono un giocatore, più completo, continuo e concreto”. Tanto è bastato per stregare Simone Inzaghi e i tifosi della Lazio.


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