Le banche americane soffrono




NEW YORK. Boom degli accantonamenti per far fronte a potenziali perdite che, giorno dopo giorno, diventano sempre più reali. E calo a due cifre per gli utili. JPMorgan e Wells Fargo aprono la stagione delle trimestrali americane e, con i loro conti, mostrano l’atteso pesante effetto del coronavirus sull’economia. La banca guidata da Jamie Dimon ha accantonato nel primo trimestre 6,8 miliardi di dollari per coprire le possibili perdite sui prestiti a consumatori e imprese. Wells Fargo ha messo da parte 4 miliardi. Prevedendo una “recessione severa” e una completa riapertura degli Stati Uniti non prima dell’estate, l’amministratore delegato di JPMorgan assicura: “Siamo pronti a fare la nostra parte per aiutare il paese, anche incassando perdite”. Dimon non nasconde che la realtà in cui l’istituto si trova a operare è difficile e che, se il secondo trimestre si confermerà in linea con le attese di una disoccupazione al 20% e una contrazione del pil fino al 40%, non è escluso che la banca accantoni ulteriori utili per coprire le perdite. L’emergenza coronavirus, e il conseguente balzo dei fondi messi da parte, si sono già fatti sentire pesantemente sui conti di JPMorgan. Nei primi tre mesi dell’anno l’utile netto è calato del 69% a 2,87 miliardi di dollari, ai minimi dal 2013. I ricavi sono scesi del 3% a 28,25 miliardi, sotto le attese degli analisti. Wells Fargo ha sperimentato un crollo dell’utile netto dell’89% a 653 milioni su ricavi in calo del 18% a 17,72 miliardi. I risultati dei due istituti confermano come le banche siano state colpite duramente dal coronavirus, che ha spinto le imprese a chiedere l’accesso a linee di credito e i consumatori a chiedere la sospensione dei pagamenti dei loro debiti. E secondo gli investitori è solo l’inizio: i titoli delle banche hanno perso quest’anno un terzo del loro valore contro un calo del 14,5% dello S&P 500, il che vuol dire che ci si attendono ulteriori pesanti ripercussioni sul settore. La crisi del coronavirus è una “seria minaccia alla stabilità del sistema finanziario”, afferma il Fondo Monetario Internazionale osservando comunque come le banche siano in una posizione decisamente più forte rispetto al 2008. L’attesa, secondo gli analisti, è ora per i risultati degli istituti europei che sono “particolarmente vulnerabili ma particolarmente vitali” per l’economia europea, mette in evidenza il Wall Street Journal precisando che il roe delle banche del Vecchio Continente era lo scorso anno intorno al 5%, la metà di quello delle banche americane. La politica in Europa “sta facendo tutto il possibile per tutelare il sistema bancario perché è consapevole di quanto sarà importante per la ripresa economica”, spiega Jack Allen-Reynolds, economista di Capital Economics. Più a lungo le chiusure vanno avanti “maggiori sono le chance di una crisi bancaria”.

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