Le Borse restano allegre

FINANZA/LA CAMPAGNA DEL VACCINO PORTA OTTIMISMO TRA GLI ANALISTI



di Claudia Tomatis

MILANO. C’è ottimismo da parte degli analisti sull’andamento delle Borse dopo le chiusure per festività di Pasqua, che sono uno dei tradizionali momenti di verifica per i mercati finanziari nel corso dell’anno. Nei primi tre mesi del 2021 intanto Piazza Affari (+11,14% da inizio anno) è stata seconda in Europa solo a Stoccolma (+17,49%), ma ha fatto meglio di Francoforte (+10,12%), Parigi (+0,94%), Madrid (+6,24%) e Londra (+4,28%). Più lente del listino milanese anche le due piazze di New York: il Dow Jones è cresciuto dell’8,32% e il Nasdaq del 4,59%, mentre lo S&P 500 (+7,02%) ha superato ieri la soglia dei 4.000 punti. Un ottimismo che ha visto nelle scorse settimane i Treasury decennali avvicinarsi all’1,7% e che con i dati del lavoro in netta crescita, come mai da sette mesi, ora ha spinto i future. I rialzi per i mercati però non sembrano essere finiti, grazie al miglioramento del quadro economico. Secondo Ann-Katrin Petersen di Allianz “diversi fattori depongono a favore di un incremento del tasso di crescita oltre il potenziale nel secondo e nel terzo trimestre del 2021”. Tra questi “il calo dei casi di Covid grazie ai costanti progressi delle campagne vaccinali, benché con tempistiche diverse fra un Paese e l’altro, e le temperature più miti nell’emisfero settentrionale, il graduale allentamento delle restrizioni imposte dalla pandemia e le politiche monetarie ancora accomodanti”. Se si amplia lo sguardo considerando anche l’intero 2020, si osserva come molti indici azionari stiano raggiungendo i massimi storici. Uno per tutti lo statunitense S&P500 (+26% dal gennaio 2020) e persino il giapponese Nikkei, che ha raggiunto i livelli toccanti all’inizio del 1989. Lo evidenzia Nadège Dufossé, head of cross asset strategy di Candriam, che osserva come le Borse diano “l’impressione che la crisi sanitaria sia ormai passata, il che da vari mesi desta preoccupazione tra gli investitori, poiché i mercati finanziari sembrano in anticipo rispetto alla realtà quotidiana”. Per spiegare l’almeno apparente scollamento l’analisi di Candriam sottolinea come “la composizione degli indici di borsa rifletta in maniera imprecisa l’attuale contesto economico. L’indice del mercato azionario Usa ne è l’emblema, con una concentrazione storicamente elevata sulle mega cap correlate soprattutto al settore tecnologico, che ha beneficiato della crisi generata dal Covid. La buona performance dei risky asset si spiega anche - aggiunge - con il sostegno monetario e fiscale senza precedenti, che ha reso resiliente la maggior parte delle principali economie e ha limitato il numero di default. L’impatto della seconda e della terza ondata dell’epidemia - fa poi notare - è economicamente molto meno significativo di quello della prima, in particolare sul settore manifatturro, che continua a crescere ovunque”. Tra i rischi paventati il fatto che “nel breve termine, la gara tra vaccini e nuovi ceppi virali non abbia ancora un vincitore. Ulteriori lockdown - conclude quindi - rallenteranno la ripresa economica e potrebbero produrre delusioni temporanee nei dati economici”.

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