Le escort hanno mentito



E’ L’OPINIONE DEL PM NELL’INCHIESTA SULLE FESTE A LUCI ROSSE DI BERLUSCONI

BARI. “Bugie” è una delle parole chiave nella vicenda sulle escort portate dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ci sono le presunte bugie di Tarantini che disse agli inquirenti baresi che indagavano su quelle serate (tenute tra il 2008 e il 2009) che il Cavaliere non sapeva che si trattasse di prostitute (bugie per le quali l’ex premier rischia un processo per induzione a mentire). E ci sono poi le bugie che sarebbero state dette nel processo da alcune di quelle ragazze. Nei confronti di queste ultime la Procura di Bari ha chiuso le indagini per falsa testimonianza, contestando il reato a Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone, Roberta Nigro, Barbara Montereale e all’ex autista di Tarantini, Dino Mastromarco.

Tutte le ragazze hanno negato di essersi prostituite con Berlusconi e di essere state poi pagate per quelle prestazioni, ma, secondo il pm Marco D’Agostino, hanno mentito. Gli accertamenti della magistratura barese si sono svolti incrociando le dichiarazioni rese nel processo con quelle fatte agli inquirenti dalle stesse ragazze nella fase delle indagini e soprattutto con il contenuto delle intercettazioni telefoniche, in particolare delle conversazioni con Gianpaolo Tarantini. Il procedimento ha origine proprio con la sentenza “escort” del 13 novembre 2015 (attualmente pendente in appello), nella quale i giudici condannarono quattro imputati per reclutamento della prostituzione, fra i quali lo stesso Tarantini. In quella occasione i giudici disposero la trasmissione degli atti alla Procura per procedere nei confronti delle ragazze per falsa testimonianza e nei confronti di Berlusconi per intralcio alla giustizia (l’ex premier non è coinvolto nell’inchiesta chiusa nei giorni scorsi dalla magistratura barese). Sentite come testimoni nelle udienze di quel processo, le ragazze dichiararono di avere scambiato con Berlusconi solo “approcci ed effusioni di carattere superficiale”, negando di essersi prostituite, e di essere state pagate per le prestazioni sessuali. Al telefono con Tarantini, però raccontavano degli “importanti” regali ricevuti, “non dei semplici foulard o bigiotteria di cui avevano riferito al Tribunale”. All’ex autista di Tarantini, la Procura contesta di aver dichiarato falsamente “di non conoscere le ragioni per le quali le ragazze reclutate da Tarantini venissero accompagnate nelle residenze del premier Berlusconi”. Circostanza smentita dalle indagini, secondo cui, per il pm l’uomo era pienamente consapevole del fatto che le ragazze si prostituivano “in favore dell’allora presidente del Consiglio, del quale conosceva in realtà le abitudini sessuali e la consuetudine di elargire in loro favore e per compensarle delle prestazioni ricevute cospicue somme di denaro e altre generose utilità”