Le idee bellicose di Trump

L’INTERVENTO IN VENEZUELA “È UN’OPZIONE” E IN SIRIA “TORNEREMO SE L’ISIS RISORGE”


WASHINGTON. L'uso della forza in Venezuela "è un'opzione". Lo ha detto Donald Trump intervistato ieri a 'Face The Nation', sulla Cbs, rispondendo ad una domanda su che cosa potrebbe spingere gli Stati Uniti, per tutelare i propri interessi nazionali, ad intervenire militarmente in Venezuela. ''E' un'opzione''. Così Donald Trump risponde, in un'intervista alla Cbs, a chi gli chiedeva cosa lo avrebbe spinto a usare l'uso delle forze militari americane in Venezuela.

"Non voglio dirlo. Ma sicuramente è qualcosa, è un'opzione", dice Trump e alla domanda se tratterebbe direttamente con Maduro per convincerlo a lasciare, risponde: "Ha chiesto un incontro e l'ho respinto". L'incontro, spiega Trump, è stato chiesto alcuni mesi fa. "Ho detto no allora per le cose terribili che stanno accadendo nel Paese. Era il Paese più ricco in quell'area del mondo, che è un'area molto importante del mondo. E ora guardate la povertà, l'angoscia, il crimine e vedi che succedono tutte queste cose".

"Così, credo che si sta avviando un processo", ha aggiunto parlando della situazione attuale e delle "proteste veramente gran- di e straordinarie".

Maduro, dal canto suo è tornato a denunciare "il fallito golpe" degli americani, e lancia un nuovo appello rivolto ai militari: bisogna "evitare che il Venezuela si trasformi in una stella della bandiera gringa".

"Noi siamo all'altezza del momento storico che dobbiamo vivere - dice - Oggi si decide il futuro del Venezuela, se il Venezuela si trasformerà in una stella della bandiera gringa o se continuerà a sventolare il suo tricolore con le sue otto stelle libere e sovrane".

"Tutto - avverte il presidente venezuelano - dipende dal grado di follia e aggressività degli imperialisti del nord (gli Stati Uniti) e dei loro alleati occidentali".

Poi, ha citato la manifestazione di sabato dell'autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò, in un raro riferimento alle proteste dell'opposizione: "Avete visto ieri i golpisti fallisti con la bandiera gringa, non la nascondono neanche. Vogliono consegnare il nostro Paese a pezzi all'impero gringo e agli oligarchi locali. Vogliono smembrare il Venezuela, culla della libertà e del- la dignità latinoamericana".

Tornando a Donald Trump, ieri ha ribadito di non essere d'accordo con i suoi capi dell'intelligence: ''Non sono d'accordo su quanto dicono sull'Iran, ovvero che sta rispettando l'accordo sul nucleare. Ho persone dell'intelligence, ma questo non vuol dire che devo essere d'accordo. Il presidente Bush aveva un'intelligence che gli ha detto che Saddam Hussein aveva armi nucleari e armi di distruzione di massa'', spiega Trump, mettendo in evidenza come l'intelligence offerta a Bush ha fatto scivolare gli Stati Uniti in una guerra in cui non avrebbero dovuto partecipare. ''Abbiamo speso migliaia di miliardi di dollari in Medio oriente e abbiamo perso vite''.

Nel corso di un'audizione nei giorni scorsi i vertici dell'intelligence hanno sostenuto che l'Iran non sta preparando armi nucleari, che la Corea del Nord difficilmente rinuncerà alle sue atomiche, che l'Isis resta una minaccia e che la Russia tenterà di interferire anche nelle presidenziali del 2020. A questo proposito Trump ha detto di essere consapevole che a fronte di un ritiro delle forze americane l'Isis e altri gruppi terroristici potrebbero riguadagnare forza in Siria e in Afghanistan e ha chiarito che gli Stati Uniti potrebbero rinviare truppe in Siria nel caso in cui l'Isis riguadagnasse terreno: "Abbiamo aerei veloci. Possiamo tornare rapidamente. Abbiamo un'incredibile e costosa base militare in Iraq. E' situata perfettamente'' per tenere sotto controllo tutte le diverse parti del Medio Oriente''.

Riguardo al suo incontro con il presidente cinese Xi Jinping, Trump ha detto che potrebbe avvenire i prossimi 27 e 28 febbraio a Da Nang, in Vietnam. L'incontro tra i leader era stato menzionato da Trump quando ha ricevuto alla Casa Bianca la delegazione cinese guidata dal vicepremier Liu He per il round di colloqui del 30-31 gennaio: nell'occasione parlò di uno o due meeting per poter raggiungere un accordo con Xi. Nessun dettaglio è stato poi diffuso, men- tre il ministero degli Esteri di Pechino ha assicurato che Xi era intenzionato ad avere contatti con Trump in vario modo.

A fine mese, inoltre, è atteso il secondo summit tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un sul nucleare. L'annuncio su data e luogo dovrebbe arrivare domani quando il tycoon terrà il discorso sullo Stato dell'Unione: Vietnam e Da Nang sono allo stato le opzioni più accreditate.

Infine, Trump ha 'recuperato' l'ammiraglio Ronny Jackson, ex medico della presidenza costretto a ritirarsi dopo l'apertura di un'in- chiesta a suo carico per condotta impropria, nominandolo suo assistente e consigliere medico oltre a volerlo in lizza per l'assegnazione di una seconda stella. Il nuovo incarico per Jackson è stato annunciato ieri dalla Casa Bianca. Jackson è stato accusato di comportamento abusivo nei confronti di colleghi e di aver rilasciato prescrizioni mediche con troppa disinvoltura durante il suo incarico presso la Casa Bianca.

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