Le mani del clan sugli appalti pubblici



NAPOLI. Infiltrazioni della camorra in appalti per la pulizia di ospedali e altre aziende pubbliche a Napoli. Sono 12 le ordinanze di custodia cautelare (7 in carcere 5 ai domiciliari) eseguite dalla squadra mobile nell'ambito di una indagine che ruota intorno alle attività del clan Lo Russo, potente cosca che opera in un'ampia area a nord di Napoli.

Alla organizzazione, secondo gli inquirenti, è di fatto riconducibile il con- trollo della Kuadra, società specializzata nel settore delle pulizie. Tra i destina-ari dei provvedimenti sia esponenti apicali del clan camorristico, sia amministratori e consulenti dell'azienda, nonché funzionari dell'Azienda ospedaliera Santobono Pausilipon, importante centro pediatrico napoletano.

L'inchiesta è condotta dai pm della Dda, Henry John Woodcock ed Enrica Parascandolo e coordinata dal procura- tore aggiunto Filippo Beatrice. Le 12 persone coinvolte sono ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso, corruzione, turbata libertà degli incanti, detenzione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, e estorsione. I magistrati parlano di ‘’connubio camorra/imprenditoria che ha consentito ad entrambe le parti, imprenditori e criminali organizzati, di ottenere vantaggi reciproci’‘. Sono venuti alla luce in particolare episodi di corruzione e turbata libertà degli incanti da parte di funzionari pubblici che avrebbero favorito la Kuadra spa. Nel corso dell'operazione disposto anche il sequestro pre- ventivo del complesso aziendale, delle quote e del patrimonio della società Kuadra.

L'ordinanza in carcere è stata eseguita nei confronti di Giulio De Angioletti, Antonio Festa, Giuseppe Lo Russo, Mario Lo Russo, Vincenzo Lo Russo e Francesco Orru, persone ritenute appartenenti o vicine al clan Lo Russo, attivo nella periferia settentrionale della città, accusate, tra l'altro di associazione camorristica.

In carcere anche l'imprenditore Riccardo Lama per il quale il gip ha escluso la partecipazione in associazione camorristica derubricando il reato in concorso esterno in relazione a due episodi di corruzione. Arresti domiciliari per corruzione sono stati disposti nei confronti di Giuseppe Ariello, Pasquale Laudano,

Luigi Solitario, consulenti della società Kuadra spa, il direttore tecnico dell'Azienda ospedaliera Santobono, Salva- tore Quagliariello, Gaetano Russo, funzionario amministrativo dell'azienda ospedaliera.

Tra gli indagati figura anche Anna Maria Minicucci, manager dell'azienda ospedaliera Santobono-Pausilipon in re- lazione a una ipotesi di corruzione per atti di ufficio: secondo i pm avrebbe formato una commissione per la prepara- zione del bando di gara favorevole alla società Kuadra e in cambio avrebbe chiesto l'assunzione di una persona e l'im- pegno, assunto da Pasquale Laudano, un consulente della Kuadra, di "inter- venire sui vertici della Regione Campania e in particolare su Sandro Santangelo, segretario particolare del presidente della Giunta, Stefano Caldoro, per ottenere il rinnovo della nomina a direttore generale".

Una circostanza non suffragata dal gip Mario Morra, il quale sottolinea che la riconferma nel ruolo di direttore gene- rale della Minicucci ad opera della Regione, avveniva "per quanto emerge

dalle conversazioni intercettate, senza alcuna interferenza dei membri della Kuadra, i quali anzi, in particolare Pa- squale Laudano, riferivano ai propri in- terlocutori che Stefano (Caldoro) non faceva forzature".

La ditta Kuadra - scrivono i giudici - "riteneva fondamentale far pervenire consigli" al direttore generale dell'azienda ospedaliera, Annamaria Minicucci per la nomina della commissione di gara. E a tale scopo un consulente dell'azienda, Pasquale Laudano, ex consigliere comu- nale socialista del Comune di Napoli negli anni Novanta e consulente della Kuadra, chiedeva di parlare con la so- rella della Minicucci per il tramite del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, "del quale la Minicucci subiva l'influenza".

L'alto prelato è definito dai giudici "amico e mentore" della direttrice. In particolare i magistrati fanno riferimento ad alcune intercettazioni di colloqui tra Laudano e il professore Filippo Marinello, revisore dei conti della Casa di Tonia, istituto di beneficenza di cui il cardinale Sepe non coinvolto ad alcun titolo nel- l'inchiesta - è stato il fondatore.


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