Le Pen, perizia psichiatrica



FRANCIA/LA ORDINANO I GIUDICI. LEI: “NON LA FARÒ”. SALVINI LA DIFENDE

PARIGI.Bufera in Francia sulla perizia psichiatrica di Marine Le Pen. La presidente del Rassemblement National (ex Front National) ha annunciato ieri che dovrà “sottoporsi a una perizia psichiatrica” per volere dei giudici che indagano su di lei. “Nei regimi totalitari è uno dei metodi che viene usato contro gli oppositori. Farli passare per pazzi”, tuona l’ex candidata sconfitta da Emmanuel Macron alle presidenziali del 2017 - ma il cui partito, secondo un recente sondaggio, è ora gomito a gomito con quello del presidente (En Marche) in vista delle europee (rispettivamente con il 21% e il 21,5% delle intenzioni di voto). Le Pen è stata messa sotto inchiesta lo scorso mese di marzo per aver diffuso immagini di estrema violenza dell’Isis. Nel 2015 pubblicò, fra l’altro, quelle di un uomo dato alle fiamme. Tale diffusione le valse l’apertura di un’inchiesta per “diffusione di immagini violente” e la sospensione della sua immunità parlamentare ed è proprio nell’ambito di queste indagini che i giudici chiedono ora la perizia. Identica sorte per il deputato del RN Gilbert Collard. Se fosse condannata, Le Pen rischia 3 anni di carcere e 75.000 euro di multa, in particolare perché dei minorenni potrebbero aver visto le immagini da lei pubblicate. Ma lei non ci sta. “Per aver denunciato gli orrori dell’Isis con dei tweet - deplora su Twitter - la ‘giustizia’ mi sottopone a una perizia psichiatrica! Fino a che punto arriveranno?”. Dall’Italia, il vicepremier, ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, esprime vicinanza all’alleata. “Una procura ordina una perizia psichiatrica per Marine Le Pen. Non ho parole! Solidarietà a lei e ai francesi che amano la libertà!”. Intanto, a Parigi, la quasi totalità dei dirigenti frontisti grida allo scandalo. “E’ allucinante. Questo regime comincia davvero a fare paura”, protestano i suoi. Lo stesso Collard denuncia la “psichiatrizzazione dell’opinione politica. Il primo che dice la verità deve essere internato”.

Il vicepresidente della formazione di estrema destra, Steeve Briois, si chiede ironicamente se “la prossima tappa non siano i campi di rieducazione”. E il compagno di partito, Bruno Bilde, accusa il giudice che ha commissionato l’expertise di non aver nulla da invidiare ad un “ufficiale nordcoreano”. Da parte sua, Le Pen rifiuta categoricamente di “sottoporsi” al test. “Ovviamente non andrò”, assicura ai giornalisti assiepati all’Assemblea Nazionale:“Vogliopropriovederecomeimagistrati intendono costringermi...”. In realtà, benché denunci un accanimento giudiziario ordito dal “regime”, la deputata frontista sconta le conseguenze di una legge che impone l’esame psichiatrico ad ogni persona che diffonde immagini violente, senza tenere conto del contesto né dell’intenzione legata alla diffusione di tali immagini. Una legge certamente criticabile, commentano a Parigi, ma assolutamente non imputabile all’attuale “potere macronista”, visto che venne adottata 20 anni fa, nel 1998, quando all’Eliseo c’era ancora Jacques Chirac.


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