Le sfide dello zar Vladimir



DOPO LA VITTORIA PUTIN ALLE PRESE CON SIRIA, UCRAINA E I RAPPORTI CON L’OVEST

Vladimir Putin stravince le elezioni e ora V inizia il lavoro vero. Cioè trasformare in realtà le promesse fatte in campagna elettorale, rivedere la compagine di governo - dando così indicazioni su quale corrente è in salita e quale in discesa - e, soprattutto, riprendere il filo delle tante crisi ancora aperte e in qualche modo congelate dalla campagna elettorale. In primis Siria e Ucraina, certo. Ma anche la ‘guerra delle spie’ scoppiata di recente con Londra. Un lavoro intenso che si divide dunque su due fronti, quello interno e quello esterno. La geopolitica, d’altra parte, è ciò che interessa veramente allo zar, che vede nello scacchiere globale la discriminante tra il successo e la sconfitta. Personale ma anche della Russia. La Siria, allora, è il grimaldello per aprire la via del Medio Oriente. Il gioco delle alleanze - in primis con Turchia e Iran - ha mostrato di recente tutti i suoi limiti e Mosca ha dovuto incassare l’iniziativa di Ankara ad Afrin: tra due settimane è previsto un summit a Istanbul con Erdogan e Rouhani e questo è il momento migliore, per lo zar, di battere un colpo e provare a uscire dallo stallo.Poi c’è l’Ucraina, naturalmente. Gli accordi di Minsk non vengono attuati e il rimpallo delle colpe, tra Mosca e Kiev, è costante. Francia e Germania in questo frangente rimangono gli interlocutori privilegiati e ora che Angela Merkel è stata riconfermata ufficialmente si potrà riannodare il filo. Resta da vedere se il dialogo sarà possibile oppure il caso dell’ex agente del Gru avvelenato in Gran Bretagna avvelenerà a sua volta il clima e l’Europa si arroccherà su posizioni d’intransigenza. In quel caso il Cremlino sarà tentato amostrare i muscoli, sicuro di avere un pieno mandato popolare. Se l’Occidente, del resto, tratterà la Russia a muso duro, a torto o a ragione, la Cina di Xi Jinping - che non a caso ha subito espresso i suoi complimenti a Putin - non avrà problemi a continuare quella politica di partenariato speciale varata dallo zar: un bel pezzo della Nuova via della Seta passa dalla Russia, o dai paesi ex Unione Sovietica, e Mosca e Pechino sono sempre più vicine, persino nei grandi progetti energetici - gasdotti e impianti di liquefazione del metano - che stanno sorgendo in Siberia e nella Russia asiatica. Tutto questo, checché ne dica il Cremlino, avrà però delle ripercussioni sul fronte interno. La Russia non è un Paese ricco e la qualità di vita della popolazione è scesa: vi sono delle scelte dure da prendere sulle pensioni, sulla sanità e forse anche sul sistema fiscale. L’economia poi deve affrancarsi dalla dittatura degli idrocarburi ed evolversi verso i settori ad alta redditività. Ma con le sanzioni che mordono e l’Occidente che rema contro è più difficile. Putin lo sa e la missione del suo quarto mandato sta tutta nel risolvere questo paradosso.