Le stanze segrete dei Papi


CASTEL GANDOLFO/PER LA PRIMA VOLTA, APERTA LA RESIDENZA ESTIVA


ROMA. La quotidianità della matita lasciata nello studiolo da Papa Benedetto XII, l’intimità della cappella personale, dedicata alla Madonna di Czestochowa. Ma anche lo splendo- re della Galleria che Alessandro VII volle così finemente decorata, con le vedute pastorali affrescate da Pierleone Ghezzi che si specchiano nel panorama del lago. Fino alla camera privata, così sobria, con appena un letto singolo, la Madonna con il bambino, un armadio, lo scrittoio in legno e il ritratto di Papa Gregorio. Dopo i Giardini di Villa Barberini e la Galleria dei Ritratti dei Pontefici, per la prima volta nella storia da ieri sono aperti al pubblico anche le porte dell’Appartamento pontificio del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, per secoli privatissimo rifugio estivo dei capi della Chiesa, che ora Papa Francesco ha voluto “regalare” a tutti, in un percorso ideato e gestito dai Musei Vaticani (visite dal lunedì al sabato). “Un evento dal forte valore simbolico, perché rappresenta la politica pastorale di questo Papa”, racconta il direttore dei Musei, Antonio Paolucci, inaugurando il primo giro della stampa anche con il concerto di musica popolare cinese “La bellezza ci unisce” della Guangzhou Opera House. “La sua villa suburbana, capolavoro di architettura, arte, natura, che tanti suoi predecessori hanno abitato a lui non interessa - prosegue Paolucci - Ha detto “rinuncio alla mia reggia, però voglio che tutti lo possano vedere”. “La non presenza di Papa Francesco in questo Palazzo (il pontefice preferisce restare a Casa Santa Marta anche d’estate) - spiega il curatore delle Collezioni storiche dei Musei Vaticani, Sandro Barbagallo - rientra nella storia del palazzo. Su 33 Papi dalla fine del ‘500, solo 15 risiederono qui. Lo stesso Clemente VII, che lo acquisì, non venne mai”. E così prosegue la storia, tra lunghi anni bui (come quello che precedette i Patti Lateranensi) e momenti di grande gloria, come con Alessandro VII o Benedetto XIV che addirittura lo volle come dimora personale, senza che nessuno potesse entrarvi, fino a Pio XI che nel 1929 lo trovò in parte diroccato. “Resta sempre una Villa pontificia - aggiunge Barbagallo - Solo che Papa Francesco, con grande generosità, ha permesso a tutti di vederlo”.

E allora, salito il grande scalone, uno dopo l’altro ecco il Salone degli Svizzeri con i suoi marmi policromi, il salottino verde per gli incontri ufficiali, la Galleria della musica, la Sala del trono, passando per il Concistoro e le stanze riservate ai Papi, come la Biblioteca, lo Studio, la camera da letto. Il tutto tra grandi capolavori (“ma gli originali sono ai Vaticani”), con un arredo “fortemente sobrio, come si addice a un sacerdote - prosegue Barbagallo - la cui impronta è oggi soprattutto di Paolo VI e Giovanni Paolo II”. Ma soprattutto, stanza dopo stanza, qui si incrociano arte e fede, pic- cola e grande storia, come le donne che durante la seconda guerra mondiale Papa Pacelli fece partorire nella propria camera, trasformando la Gal- leria di Alessandro VII in una nursery. “E mai così tanti bambini vennero battezzati con il nome di Eugenio”, dice Paolucci. E ancora i rifugiati salvati dalle bombe, ben 1600 in Ville e palazzi papali. O la Cappella dove per la prima volta due pontefici, Benedetto XVI e il neo eletto Papa Bergoglio, hanno pregato insieme. “Non attraversate il Palazzo con fretta - consiglia ancora Paolucci -. Affacciatevi dal grande ter- razzo e vedrete la pura Bellezza, il miracolo della natura, con l’occhio azzurro del lago e i boschi incantati. È il miracolo della natura, in un uno dei pochi luoghi in Italia salvati dal cannibalismo del territorio e rimasti intat- ti. Questo è il grande valore culturale di questo luogo, tra natura e paesaggio, la bellezza che è dentro e la bellezza che è fuori”.


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