Lega e M5S negano l’accordo



ROMA. L'accordo di apparentamento tra M5S e Lega Nord in vista dei ballottaggi non c'è.

Ma la speranza confessata dal Carroccio e negata dai Cinquestelle - che i rispettivi elettori decidano di unirsi il 19 giugno per inviare un "avviso di sfratto" a Matteo Renzi è concreta. Per il Pd, invece, il "biscotto" è già stato confezionato, soltanto che i due partiti non hanno il coraggio di confessarlo. Pentastellati e salviniani in Parlamento si sono trovati spesso dalla stessa parte della barricata, come nella strenua opposizione al disegno di legge di riforma costituzionale. Una riflessione che ha spinto Matteo Salvini a pensare che sia possibile "non una alleanza" ma almeno "una convergenza": "Se l'obiettivo è avere amministrazioni diverse rispetto a quelle del Pd - spiega il leader leghista - penso sia logico che noi votiamo i loro candidati e viceversa".

E' chiaro che la Lega intenda inviare un segnale politico a Forza Italia (proviamo a fare a meno di voi) ed un messaggio agli elettori M5S (la prossima volta pensate anche a noi come antagonisti di Renzi). Per i dem le parole di Salvini sono la prova dell'accordo.

Il M5S però respinge le avances del Carroccio: "Non esiste alcun asse con nessuno. I voti sono dei cittadini, non dei segretari di partito - replica seccamente Luigi Di Maio - Il M5S non dà alcuna indicazione per i bal- lottaggi del 19 giugno in cui non è presente con le sue liste. Non facciamo inciucio né accordi preelettorali". D'altronde per il movimento di Grillo, "Sala o Parisi, De Magistris o Lettieri, Merola o Borgonzoni e cosi' via pari sono". Più esplicito Alessandro Di Battista: "Non c'è nessun accordo con la Lega". La posta in gioco è alta. Il M5S confida nel "colpaccio" a Torino, dove Chiara Appen- dino deve recuperare 10 punti percentuali sul sindaco uscente del Pd Piero Fassino: farebbero comodo i 9 punti conquistati da Alberto Morano (Lega-Fdi) al primo tur- no. Difficile fare una somma aritmetica, anche perché a Torino il M5S guarda più a sinistra che a destra, ma al ballottaggio ogni voto conquistato vale il doppio. A Bologna la situazione si ribalta. La leghista Lucia Borgonzoni, arrivata al 22% al primo turno, non può fare a meno del 17% conquistato dal grillino Max Bugani, se vuole recuperare sul sindaco uscente (Pd) Virginio Merola. I cinquestelle sono l'ago della bilancia a Milano, dove Stefano Parisi di centrodestra e Giuseppe Sala del centrosinistra sono testa a testa.

Salvini chiarisce meglio la posizione della Lega: "Con il M5S nessun accordo, né sopra il banco né sotto il banco. E' un ragionamento che faccio da mesi: ci sono alcune città male amministrate dalla sinistra, dal Pd, penso a Roma e a Milano, a Bologna e a Torino - Laddove non ci fos- se la Lega al ballottaggio, indicherò a chi volesse ascoltarmi di votare per tutti tranne che per il Pd".

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, sia nel Carroccio che nel Movimento c'è la speranza che i propri elettorati si uniscano nella battaglia comune contro i candi- dati di Renzi. Ma le due forze politiche non hanno strumenti per condizionare i propri sostenitori, se non gli appelli dei propri leader. Cosa, quest'ultima, che il M5S non può fare perché contraria al proprio Dna: mai accordi con i partiti. Anche se sotto traccia si studiano i movimenti nel centro- destra. E Proprio ieri Toti, braccio destro di Berlusconi, ha confermato l'indicazione di scheda bianca o non voto ai ballottaggi dove non ci sono candidati del centrodestra. Non escludendo però qualsiasi for- mula alternativa "contraria all'appoggio a candidati del Pd e del governo".