Leyen martedì a Roma

RECOVERY/VIENNA CONTRO ITALIA E FRANCIA: NO A UN’UE DEL DEBITO



di Chiara De Felice

BRUXELLES. I soldi del Recovery stanno per arrivare ai primi dodici Paesi, Italia inclusa, ma non bastano a portare l’armonia nell’Unione europea, dove si riaccendono i contrasti sulla condivisione del debito e dei rischi. L’Austria mette le mani avanti in vista della revisione del Patto di Stabilità, e accusa Italia e Francia di voler creare un’unione del debito. E la Germania, in vista delle elezioni di settembre, costringe di nuovo l’Eurogruppo a congelare il completamento dell’Unione bancaria, a cui manca ancora una protezione comune per i depositi dei correntisti europei. Intanto la Commissione va avanti con l’approvazione dei piani nazionali di rilancio e la presidente Ursula von der Leyen prosegue il suo tour per consegnarli direttamente alle capitali. Mercoledì è andata in Spagna e Portogallo, ieri in Grecia e Danimarca, e oggi in Lussemburgo. In Italia volerà martedì 22, per portare la piena promozione del Pnrr, come quelle consegnate finora. “Penso che saranno alla fine pagelle molto simili”, rassicura il commissario all’economia Paolo Gentiloni, per fugare i dubbi di chi teme che l’Italia venga come al solito promossa ma con riserva. E per dare certezze sui tempi, annuncia che i primi dodici piani - l’italiano è tra questi - saranno approvati in via definitiva dal Consiglio a luglio. Molto probabilmente dall’Ecofin del 13 luglio, oppure da una possibile riunione straordinaria dei ministri economici per ora solo ipotizzata il 20 luglio. Se sul fronte del Recovery tutto procede come previsto, si inizia a delineare invece lo scontro che animerà la zona euro nei prossimi mesi, ovvero la battaglia per la riforma del Patto di stabilità. L’Unione europea non deve diventare “un’unione del debito: Paesi come l’Italia e la Francia vorrebbero abolire i parametri di Maastricht, ma questo è allarmante sia da un punto di vista economico che morale”, ha avvertito il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blumel prima dell’Eurogruppo di ieri. L’Austria, strenuo oppositore anche del debito comune creato con il Recovery, torna a ribadire che “creare debiti è pericoloso, anche con bassi tessi di interesse”. Non è ancora il momento di litigare, perché della riforma del Patto si discuterà solo verso la fine dell’anno, e soltanto dopo una proposta della Commissione, a cui dovrà lavorare Gentiloni. Non è un compito facile, perché l’uscita austriaca dimostra quanto i Paesi del Nord siano contrari ad allentare troppo le vecchie regole di bilancio, avendo già dovuto ingoiare gli 800 miliardi di bond comuni che l’Ue emetterà per finanziare il Recovery fund. La riforma del Patto è d’altra parte urgente, e va completata prima del 2022, anno in cui la clausola che ora sospende le regole verrà ritirata e quelle vecchie torneranno in vigore in ogni loro parte. Compresa quella che prevede drastiche riduzioni dei debiti elevati. Tutta l’Eurozona al momento supera i parametri di Maastricht su deficit e sul debito, ma la speranza è che i numeri calino con quella “crescita duratura” generata dal Recovery di cui ha parlato Gentiloni. Per ora quindi l’Unione non è pronta a fare nuovi progressi sul fronte dell’integrazione. Lo dimostra anche lo stallo sull’Unione bancaria, che l’Eurogruppo rispedisce in soffitta in attesa delle elezioni tedesche. “Il ministro dell’Economia italiano è chiaramente impegnato a far funzionare l’Unione bancaria, e la sua priorità è disegnarla in modo che sia utile all’economia italiana” dice il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe. “Franco mi ha detto che vuole fare progressi, ma su tutti i capitoli su cui si sta lavorando, in modo che contribuiscano all’economia italiana, e lo capisco”. Il Recovery è stato un enorme progresso ma è un piano temporaneo, una tantum. Quando si parla di modifiche permanenti verso una maggiore condivisione, le resistenze restano quelle del passato.

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