• Redazione

Libia, Tripoli sotto assedio

IL GENERALE HAFTAR LANCIA SUL CAMPO LE FAMIGERATE FORZE SPECIALI AL-SAIQA

di Rodolfo Calò


IL CAIRO. Nel suo assalto a Tripoli, il generale Khalifa Haftar ha deciso di impiegare le sue temute - e famigerate - forze speciali Saiqa: commando esperti nel combattimento casa per casa, come rischia di trasformarsi la battaglia per il controllo della capitale libica in cui è assediato il premier Fayez al-Sarraj e il suo governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Il frastagliato fronte, molto mobile, è tornato in almeno un punto a soli 12 km dalla centralissima Piazza dei Martiri e dal suo lungomare e i combattimenti stanno facendo aumentare di oltre mille al giorno il numero degli sfollati, arrivati a quota 4.500 stando ai dati dell’Onu. Al-Saiqa, il fulmine, è un corpo d’elite composto anche da paramilitari che furono impiegati per stanare jihadisti dai palazzi di Bengasi a fine 2017 dopo tre anni e mezzo di scontri a intermittenza. Sarebbero circa 3.500 uomini, anche se le stime sugli effettivi dell’Esercito nazionale libico (Lna) di cui Haftar è comandante generale sono controverse.

Scatenati dall’uomo forte della Cirenaica anche contro i mujaheddin di Derna, i Saiqa sono inseguiti da accuse di massacri come quello di 36 persone perpetrato nel 2017 ad al-Abyar, nei pressi di Bengasi. L’efficiente macchina informativo-propagandistica del generale ha potuto annunciare nelle ultime ora la presa di località contese: non solo una base nell’area di Ain Zara, il punto più vicino al centro finora chiaramente tracciabile (12 km a sud-est); ma anche quella di Yarmuk (15 km a sud) e una ad Azizia (45 km a sud-ovest). Senza fornire cifre, il suo ufficio stampa militare ha annunciato “un gran numero” di defezioni nella coalizione di milizie che difendono Tripoli. L’operazione ‘Vulcano di rabbia’, quella contrapposta al ‘Diluvio di dignità’ del generale, ha potuto segnalare raid aerei condotti su Garian, una città situata 80 km a sud del centro di Tripoli e trasformata in una di sorta di base - anche aerea e lancia-razzi - per l’assalto alla capitale. Infamante per Haftar, che ci tiene a presentare come un esercito regolare quel mix di truppe e milizie che è l’Lna, è la denuncia di Tripoli che tra i prigionieri ha trovato anche ragazzini di 16-17 anni arruolati come “mercenari”. Nel calderone delle segnalazioni in cui si mescola propaganda e intelligence, è finito anche un presunto “drone italiano” avvistato sul cielo di Tripoli da fonti ufficiali citate da un media filo- Haftar (l’agenzia Lana) e descritto come impegnato a spiare le mosse delle truppe del generale in favore dei miliziani filo-Sarraj. E per esempio sulla Francia circolano informazioni - smentite da Parigi - del coinvolgimento di esperti militare a Garian. E’ anche in questo quadro che il vice premier Matteo Salvini ha denunciato che “qualcuno”, anche in Europa, sta “gettando benzina sul fuoco” della Libia. Dalle cui coste, peraltro, è partito un altro gommone che secondo una ong all’alba stava affondando con una ventina di persone a bordo, otto delle quali probabilmente annegate.

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