Liste civiche, una vergogna



ROMA. “Il simbolo oggettivo che le istituzioni hanno abbandonato grossa parte del Meridione sono le liste civiche, ce ne è una massa vergognosa per permettere a certi personaggi di candidarsi senza appoggiarsi a un partito”.

Lo ha detto ieri sera Roberto Saviano nella conversazione con il direttore di Repubblica Mario Calabresi sul tema ’10 anni dopo il punto su Gomorra’, nella giornata di apertura al museo Maxxi di Roma, di RepIdee 2016, il festival organizzato dal quotidiano.

“La lista civica che era nata da un’intenzione nobile - ha ricordato lo scrittore - oggi è uno schermo alla ‘chiavica’, agli affari, al voto di scambio”.

Spiegando anche come nelle cabine elettorali come chi ha ‘venduto’ il voto sostituisca la scheda ha aggiunto: “basterebbe togliere le cabine come già si fa in altri Paesi e coprire solo le mani per accorgersi quando le schede vengono cambiate ma non viene fatto”. Ripercorrendo la genesi del libro che ha venduto nel mondo dal 2006 la cifra di 10 milione di copie, Saviano ha commentato: “E’ difficile dire se la situazione al sud sia migliorata, sicuramente sento che la consapevolezza su certe realtà è molto più alta”. Per lo scrittore la battaglia nel Meridione “è tutta aperta, bisogna spingere per una nuova imprenditoria pulita e non solo nelle azioni repressive”. Lo scrittore, rispondendo a Calabresi è anche intervenuto sulla polemica di questi giorni riguardo il fatto che nella serie Gomor- ra non ci siano personaggi positivi: “E’ stata la mia scelta - ha spiegato -. Volevo costringere lo spettatore a guardare questo mondo dal punto di vista del male. Lo stato per l’organizzazioni criminali è un’interferenza, per loro sono primari gli affari. In Gomorra si mostra come tutti tradiscono, tutti muoiono di come quella sia una vita infame, dove neanche alla fine ci si arricchisce veramente, chi si arricchisce è solo il sistema. Non si racconta Napoli ma un pezzo di mondo. Infatti all’estero non è visto come una cosa locale ma come una storia di potere”. Per Saviano “raccontare il male non significa diffondere il male”. Ed a proposito della presenza in una delle puntate della serie, in una piccola parte, di un bambino figlio nella vita reale di un boss ucciso, ha aggiunto: “Non credo che si sapesse di chi il piccolo era figlio ma sono felice che quel bambino abbia potuto vedere un’alternativa attraverso l’arte a quella criminale”. Lo scrittore ha sempre voluto che nella serie fossero presi anche “ragazzi di quelle zone per fargli vedere che possono prendere una strada diversa”.


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