Lo shock rilancia i pro-Ue



LONDRA. La campagna per il referendum sulla Brexit è ripresa ma niente è più come prima: il Regno Unito sente ancora fortissimo lo shock per l’uccisione della deputata Jo Cox. I pochi giorni della sospensione di un dibattito che era degenerato soprattutto sul fronte immigrazione hanno permesso ai pro Ue di riprendere quota nei sondaggi, alcuni dei quali li vedono tornati in testa.

E la morte di una parlamentare che “difendeva i poveri e gli oppressi’’, come ha ricordato ieri il reverendo Paul Knight nel corso di una messa a Birstall, vicino a Leeds, dove è stata assassinata l’esponente Labour, non solo ha scosso l’opinione pubblica del Paese ma ha anche spinto i contendenti ad abbassare i toni. La Gran Bretagna va così col ‘cuore pesante’ al voto di giovedì prossimo mentre l’impatto della tragedia nel West Yorkshire può essere visto come lo spartiacque che segna una inversione di tendenza nei sondaggi.

L’istituto Survation ri- balta il suo precedente dato: Remain è ora al 45%, Leave al 42. Anche per Yougov il ‘sì’ all’Ue è in vantaggio, con il 44% contro il 43 dei fautori del divorzio da Bruxelles. Men-

tre le medie delle diverse rilevazioni tor- nano sulla parità fra i due schieramenti. E mentre gli europeisti hanno manifestato a Hyde Park, creando un gigantesco ‘IN’ umano, nell’ultimo sprint verso il giorno decisivo, il premier David Cameron sul Sunday Telegraph prima di tutto ricorda la figura di Cox per poi tornare a ribadire, come fa da settimane, che dalla scelta nel referendum non si può tornare indietro.

L’economia “è in bilico con il commercio e gli investimenti che soffriranno in caso di un voto favorevole alla Brexit e una “possibile recessione” che lascerebbe il Paese “permanentemente più povero”. E il primo ministro conferma che qualsiasi sia il risultato del voto lui intende rimanere a Downing Street, e che riuscirà a resistere ai parlamentari Tory a lui ostili. Gli fa da sponda l’amico-rivale Boris Johnson, leader non ufficiale del

fronte avversario pro Brexit, che mette da parte le sue ambizioni politiche per la leadership del partito, almeno a parole, e offre “piena fiducia’’ al premier. Ma Cameron ha comunque la responsabilità di aver voluto una consultazione popolare che ha creato un clima avvelenato nel Paese nonché portato a divisioni difficilmente sana- bili fra i conservatori.

Ed è difficile se non impossibile ora ritrovare la normalità del dibattito dopo un evento - l’assassinio di una deputata liberal e impegnata nei diritti umani da parte di un fanatico di estrema destra - che sembra aver sconvolto certi equilibri nel Paese. “Viviamo in tempi difficili’’ e non “devono prevalere le divisioni’’, si legge nell’appello lanciato sull’Observer da alcuni ex leader britannici, fra cui il con- servatore John Major e il laburista Tony Blair. ‘’Vogliamo una Gran Bretagna pa- cifica, tollerante e compassionevole’’.

E non manca un forte attacco alla cam- pagna Leave che avrebbe contribuito a creare una divisione nella società fra “noi e loro’’.

Gli euroscettici accusano il colpo e non possono che andare coi piedi di piombo nell’affrontare la questione immigrazione che aveva permesso loro di superare i Remain nei sondaggi. Johnson in un comizio a Londra si è definito “favorevole all’immigrazione’’ e ha proposto addirittura una amnistia per gli stranieri che

da lungo tempo sono illegalmente nel Re- gno. Non solo, quelli di Leave sono fra i primi a dissociarsi da un poster, a detta di molti razzista, presentato dal leader dell’Ukip Nigel Farage, sempre più isolato nella sua campagna per il ‘no’ a Bruxelles. Nel manifesto si vedono migliaia di migranti in marcia e la scritta ‘breaking point’, cioè il punto di rottura raggiunto perché viene permesso il loro ingresso nei Paesi Ue. Come molti sottolineano ricor- da una immagine molto simile usata dalla propaganda nazista negli anni Trenta. Il ministro della Giustizia, Michael Gove, ‘pezzo da novanta’ dello schieramento pro Brexit, è “rabbrividito’’ quando lo ha vi- sto. Mentre il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, sostenitore della permanenza nell’Ue, lo ha definito “ignobile”.

Come era previsto, i principali giornali domenicali hanno fatto il loro ‘endorsement’ per uno dei due schieramenti. E ci sono state sorprese. Il Sunday Times, a differenza del Times, propende per l’uscita dall’Ue, affermando che l’addio a Bruxelles è il modo migliore per fermare la crescente unione economica e politica. Mentre il Mail on Sunday, andando contro la linea editoriale seguita dall’euroscettico Daily Mail, è per il ‘sì’ all’Unione, sostenendo in un lungo editoriale di due pagine che ‘’non è tempo di rischiare la pace e la prosperità’’ del Regno Unito.