Lo Stato ricorda Pio La Torre


MAFIA/A NOVANT’ANNI DALLA NASCITA E A TRENTACINQUE DAL SUO ASSASSINIO


ROMA. A novant’anni dalla sua nascita, le istituzioni dello Stato ricordano Pio La Torre, “padre” della legge sulla confisca dei beni alla mafia scritta con Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E trentacinque anni dopo l’assassinio del segretario regionale del Pci siciliano (“fu l’unico parlamentare in carica ucciso dalla mafia”, ricorda la presidente della Camera Laura Boldrini), i vertici della Repubblica lanciano un monito: la mafia non è sconfitta ed è ancora pericolosa, perché ha cambiato pelle e fa affari nel perimetro delle attività legali. Per questo, il presidente del Senato Pietro Grasso lancia un appello: si dia corso “immediatamente” alla discussione delle modifiche al Codice Antimafia, che peraltro attengono anche proprio alla materia delle confische dei patrimoni illeciti, e alle riforme che riguardano il processo penale”. Nella Sala della Lupa di Montecitorio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’esperienza politica e di vita di Pio La Torre viene ricordata dai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. In prima fila, accanto al capo dello Stato, tra gli altri ci sono il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Giovanni Ardizzone, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Laura Boldrini, che ricorda anche l’impegno pacifista del dirigente del Pci ucciso dalla mafia, sottolinea che “oltre alle buone leggi per il contrasto alle mafie bisogna dare ai giovani una prospettiva, un lavoro, ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali che dividono il Paese. Non si sconfiggono le mafie senza giustizia sociale. E Grasso indica in La Torre, vittima come Piersanti Mattarella di un “omicidio politico mafioso”, “una guida per le donne e gli uomini delle istituzioni e per tutti i cittadini che hanno a cuore la giustizia, la pace, la libertà e i diritti delle persone”. Un impegno, quello antimafia, in cui la politica gioca un ruolo di primo piano. Perché, rileva Rosy Bindi, “abbiamo sconfitto l’ala stragista della mafia. Ma i mafiosi hanno mutato pelle, sparano meno ma gli affari li fanno nel perimetro delle attività legali, senza violare le leggi ma sfruttando le lacune della legislazione. Sono una malattia sistemica e metastatica che richiede una cura sistemica”


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