“Lotti rimane al suo posto”



CONSIP/GENTILONI CHIEDE CHIAREZZA E RAPIDITÀ, E BLINDA IL MINISTRO DELLO SPORT

ROMA. Nessuna sottovalutazione del caso Consip ma la permanenza di Luca Lotti al governo non si discute. Il premier Paolo Gentiloni interviene con parole precise sull’inchiesta che da giorni infiamma il congresso Pd e il dibattito politico. Una vicenda che interessa una sigla - quella di Consip - strategica in termini di riduzione di spese e nella quale “sarebbe grave” se emergessero “elementi di corruzione”, puntualizza Gentiloni separando, tuttavia, i recenti sviluppi delle indagini dal ruolo di Lotti: “Le notizie che lo riguardano sono di due mesi e mezzo fa, non si capisce perché oggi si chieda la sfiducia”. Per Gentiloni, quindi, nulla è cambiato riguardo al ministro dello Sport rispetto allo scorso dicembre. “La mia fiducia resta immutata e mi auguro lo sia anche quella del Parlamento”, rimarca il presidente del Consiglio. Parole che blindano ulteriormente Lotti da una sfiducia che, in ogni caso, al momento appare numericamente impossibile. Il Pd, FI e i centristi sono pronti a respingere al Senato la mozione presentata dal M5S. Mozione che, almeno al momento, non sembra vedere neanche l’appoggio degli scissionisti del Pd. In un’intervista a Repubblica, infatti, il leader di Mdp, Roberto Speranza, chiede che Lotti vada via senza che ci sia un passaggio parlamentare: “Esiste un tema di opportunità politica: la concentrazione enorme del potere in una ventina di chilometri, da Rignano a Firenze, lascia sgomenti”, sono le parole con cui Speranza chiede le dimissioni di Lotti. Definendo “irricevibile” la tesi secondo cui se cade il ministro dello Sport, cade l’intero governo. Difficile, peraltro, che la mozione approdi in Aula a strettissimo giro sebbene nelle prossime ore il M5S non tarderà a farsi sentire. “Finché non sarà chiarita la vicenda questo ministro insieme al resto del ‘giglio magico’ devono restare fuori dalle istituzioni perché la loro spregiudicatezza è inquietante”, attacca il vice presidente della Camera Luigi Di Maio facendo infuriare ancora una volta i renziani. E’ allo stesso tempo improbabile, tuttavia, che le indagini su Lotti si chiudano prima che la mozione approdi a Palazzo Madama: da qui, anche l’orizzonte di una campagna delle primarie ‘segnata’ da un’inchiesta giudiziaria che, oltre al braccio destro di Renzi, vede coinvolto - in una posizione ben diverso - Michele Emiliano e vede in campo il Guardasigilli Andrea Orlando. Ed è proprio il ministro della Giustizia, oggi, a finire nel mirino di Emiliano. “Orlando è onesto e ho fiducia in lui ma è in potenziale conflitto di interesse, in quanto esercita il potere disciplinare sui magistrati che stanno indagando”, è la stoccata del governatore pugliese (che tuttavia non chiede le dimissioni del Guardasigilli) che replica, inoltre, a chi voleva un suo ritiro dalle primarie in quanto coinvolto nell’inchiesta. “Perché ho dato gli sms di Lotti al Fatto Quotidiano? Perché alla stampa si risponde”, puntualizza il governatore incassando la piccata rep0lica di renziani e orlandiani. “Ho spento la Tv quando Emiliano, magistrato con procedimento davanti al Csm, ha detto che Orlando è in conflitto di interessi”, twitta Alessia Morani. Mentre Orlando affida la sua replica al coordinatore della sua campagna Andrea Martella: “Le parole di Emiliano sono fuori luogo, osservi la linea del rispetto”. Ma al governatore, secondo cui i supporter di Orlando, Napolitano e Macaluso, affermano che “i magistrati impegnati in politica” sono una “nefandezza”, replica anche lo storico dirigente del Pci: “attacco Emiliano per difendere la magistratura da un personaggio che col suo comportamento la mortifica”.


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