• Redazione

Lottiamo per realizzare l’umanità

NGUI ALLA MILANESIANA PER PRESENTARE IL SUO LIBRO E RICEVERE IL PREMIO ROSA D’ORO

di Gioia Giudici


MILANO. “L’elemento che suscita più speranza nel nostro mondo è l’amore, perché l’amore è espressione, sogni, possibilità e oggi nel mondo dobbiamo osare sognare ed amare”. Questo il messaggio che Ngugi wa Thiong’o porterà stasera sul palco della Milanesiana, in un incontro dal titolo La speranza e la letteratura, durante il quale gli verrà consegnato il Premio Rosa d’oro e dialogherà con i colleghi Wole Soyinka e John Coetzee, entrambi premi Nobel per la letteratura, riconoscimento di cui si è parlato più volte per lo stesso scrittore kenyota. Al Piccolo Teatro Grassi Ngugi, imprigionato negli anni ’70 ed esiliato per oltre 20 anni per il suo impegno a favore del suo popolo e del diritto a usare la lingua natia, leggerà brani di uno dei suoi libri più noti, ‘Il mago dei corvi’, uscito nel 2006, ma che arriva solo ora in Italia, grazie a La nave di Teseo. “Non so esattamente perché venga pubblicato così tardi ma - scherza l’81enne professore - meglio tardi che mai e poi credo sia molto più rilevante oggi che nel 2006, perché il mondo è sempre più fatto di ricchissimi che vogliono creare il loro paradiso sull’inferno dei tanti e inevitabilmente questa situazione diventa insostenibile, porta a un’instabilità non solo nei rapporti tra i vari Paesi, ma anche all’interno delle diverse nazioni”. Per mettere in scena la sua satira sul potere, Ngugi immagina che il Presidente dell’Aburiria - poverissimo Paese africano vessato dalla dittatura - soffra di una strana malattia: l’uomo vorace e senza scrupoli che ha instaurato un governo repressivo fondato sulla paura, ora fluttua nella stanza del trono, gonfio a dismisura e incapace di parlare. Nessuno può curarlo, tranne il Mago dei corvi: un giovane stregone di nome Kamiti. Nel Paese intanto, mentre il governo avvia la costruzione di un’opera faraonica - la Marcia verso il Paradiso, una sorta di moderna Torre di Babele - esplode la protesta guidata dal Movimento per la Voce del Popolo, di cui fa parte la bella Nyawira, che lotta clandestinamente per i diritti delle donne, per i poveri e la libertà. “Il presidente - spiega Ngugi, che oggi vive e insegna in California - rappresenta la morte, il suo corpo è affetto dal morbo della corruzione, è corrotto, mentre i giovani rivoluzionari rappresentano la vita, il futuro, le possibilità”. Se da una parte, rispetto a quando ha scritto il libro, i ricchi sono sem- pre più ricchi, è anche vero che “osservando i cambiamenti nel corso della storia a livello mondiale, non si può non notare che - sottolinea Ngugi - sono il risultato delle lotte condotte da persone comuni. Dobbiamo continuare a lottare in questo senso perché siamo nella fase della creazione di un mondo più umano. Il pieno potenziale umano delle persone deve essere ancora realizzato e questa è la nostra missione, realizzare a pieno la nostra umanità”.

Lui lo ha fatto sfidando la repressione e il potere per scrivere nella sua lingua madre, il gikuyu. Una scelta che gli è costata anni di carcere e un lungo esilio, dal 1982 al 2003, ma di cui non si pente, perché “la lingua porta con sé la memoria, la conoscenza, l’identità di un popolo, colonizzare la lingua è come colonizzare la mente di un popolo”. ‘Decolonizzare la mente’, oltre che il titolo del più famoso dei suoi saggi, è la sua missione perché “le lingue sono tutte importanti, sono come strumenti musicali, ognuna ha la sua musicalità, non è che il piano sia più prestigioso della chitarra o del violino, ognuno produce i suoi suoni unici e insieme generano un suono orchestrale meraviglioso. Ogni lingua ha la sua musicalità e ha diritto a esistere”.

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