Lulic si scusa a metà


IL CASO/Le offese e Ruediger: “È stata la tensione, conosco i pregiudizi etnici”


ROMA. Senad Lulic si scusa, ma la polemica sulle sue frasi a sfondo razzista dopo il derby di Roma non si placa. E il difensore laziale prepara la difesa di fronte al rischio di una stangata. Lulic rischia, regolamento alla mano, da dieci giornate in su. Ma non è una sentenza scritta, se i precedenti parlano di un solo caso di applicazione dell’articolo 11.2, e il caso Sarri-Mancini dice che la giustizia sportiva può distinguere tra “insulti gravi” e “frasi discriminatorie”. Che il caso sia destinato a non finir qui lo dicono anche i cori di insulti riservati da molti dei 4000 tifosi romanisti in festa per la loro squadra, e rivolti ovviamente al bosniaco. De Rossi aveva invitato a chiuderla presto, ma anche il capitano dell’Ata- lanta Papu Gomez interviene (“se Ruediger vendeva calzini complimenti, lavoro degnissimo! Non si piange davanti a un microfono, noi dobbiamo dare l’esempio”). Il presidente del Coni Malagò parla di “frasi inaccettabili” ma applaude De Rossi. Il giorno dopo la frase all’indirizzo del romanista Ruediger (“fino a due anni fa vendeva calzini e cinture a Stoccarda, ora fa il fenomeno”), Lulic torna a parlare e si dice dispiaciuto: “A mente fredda mi rendo conto di aver risposto ad una provocazione con un’altra provocazione. Provengo da un paese che conosce le tragedie causate dai pregiudizi etnici. Per questo mi dispiace di essermi fatto prendere dalla tensione del dopo derby e di essermi espresso in maniera infelice”, si legge sul profilo facebook del bosniaco. Scuse sì, ma con attenuanti. Quasi 24 ore dopo arriva la rettifica alla prima posizione (“scusarmi? anche i bianchi vendono calzini”, aveva detto Lulic dopo la prima frase): appare chiara, oltre al pentimento, la volontà di evitare l’accusa di razzismo, puntando semmai ad essere incolpato per slealtà sportiva. Spetterà al nuovo pm federale, Giuseppe Pecoraro, alle prese con il primo caso spinoso da quando ha ereditato la procura da Palazzi, valutare se l’applicazione dell’articolo 11 del Codice di giustizia sportiva della Figc che punisce con almeno 10 giornate di squalifica “ogni comportamento discriminatorio” e “ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine etnica”. La procura federale è al lavoro su tutto quanto successo prima durante e dopo il derby. L’inchiesta che sarà aperta dovrà stabilire se quello di Lulic rientra nel caso di discriminazione razziale. Intanto per oggi è attesa la sentenza del giudice sportivo della Serie A, Gerardo Mastrandrea: le frasi di Lulic non sono di sua competenza, lui è chiamato a decidere sulla rissa a bordo campo, e non è dettoche serva un supplemento di indagine a quanto scritto a referto da arbitro (Cataldi è stato espulso, Strootman ammonito) e ispettori. Le frasi di Lulic saranno poi all’atten- zione, in caso di deferimento, dei giudici della Corte di Giustizia federale. L’ipotesi più leggera porta a sanzioni fino a 3-4 giornate di squalifica, se si dovesse scartare l’intento razzista. E insieme ad essa le attenuanti evocate da Lulic ieri. Sono in qualche modo le stesse evocate da Daniele De Rossi: “A caldo si dicono cose di cui poi ti penti”, le parole del giallorosso, anche lui lo scorso anno protagonista di un episodio di razzismo con la famosa offesa a Mandzukic (“muto, zingaro di m...”) in Juve-Roma. Tosel non intervenne, l’insulto in campo ricadeva nelle competenze dell’arbitro e non poteva essere usata la prova tv. Diverso e al tempo stesso analogo il caso Sarri- Mancini: nella sfida di Coppa Italia il tecnico del Napoli diede dell’omosessualè al collega del’Inter, gli ispettori annotarono, dopo le scuse del primo il giudice decise che non era insulto discriminatorio (anche quello sotto la cappa dell’art.11.2) ma ‘insulto gravè, considerata la nota e dichiarata non omosessualità dell’offeso. Risultato, due turni di stop. E Lulic? La palla passa alla giustizia sportiva.


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