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M5S chiede il proporzionale



ROMA. Con una proposta chesaunpo’di provocazione, M5S boccia l'Italicum e chiede un sistema proporzionale con le preferenze. Una mossa alla vigilia del voto, domani a Montecitorio, delle mozioni sulla legge elettorale. La maggioranza trova la quadra su un testo comune che "confermi" la disponibilità a modifiche.

"Non so se le sindache grilline sono d'accordo con l'abolizione del ballottaggio ma noi siamo disponibili a cambiare, ora aspettiamo Berlusconi e Salvini", tende la mano da New York Matteo Renzi che lascia comunque la palla al Parlamento, convinto che niente si muoverà prima del referendum.

Chiedendo l'abrogazione per profili di incostituzionalità dell'Italicum, Sinistra Italia ha gettato il sasso nello stagno di una riforma dell'Italicum che in tanti ora vorrebbero. Ma la votazione di oggi, che in ogni caso impegnerà il Parlamento e non il governo, è in realtà poco più di una misurazione delle forze in campo e degli equilibri per eventuali modifiche. In questo senso spiazza l'uscita dei 5 Stelle, finora decisi a chiudere la porta a qualsiasi volontà di modifica. Il movimento di Beppe Grillo ora chiede un proporzionale con preferenze e "circoscrizioni medio-piccole che, oltre a garantire rappresentatività e vicinanza agli elettori, favorisca l'aggregazione fra le forze politiche piccole e medio-piccole". Una proposta, ribattezzata 'Democratellum', che un democristiano doc come Beppe Fioroni rivendica come la sua da sempre e che potrebbe piacere a partiti di piccole dimensioni territoriali. Ma i benzinai vanno all'attacco: "Tanto rumore per nulla, il M5S vuole il ritorno alla prima Repubblica", attacca Marcucci. Il Pd, stretto tra le forze centrifughe della maggioranza e centripete della minoranza, deve accantonare l'idea di non presentare alcuna mozione e di bocciare quelle delle opposizioni. Davanti all'intenzione del partito

di Angelino Alfano di presentare una mozione che introduce le preferenze ed il premio alla coalizione, con una serie di riunioni, il Pd ha accolto la proposta di una mozione comune di maggioranza, che non avrà indicazioni nel merito.

I bersaniani, invece, si sfilano da qualsiasi tentativo di intesa sulle mozioni e depositerà a breve al Senato la sua proposta del Mattarellum 2.0. La minoranza dem, a quanto si apprende, non voterà domani alcuna mozione nè quella di Si nè quella di maggioranza, convinta che si tratti solo di intenzioni generiche.

Da New York Renzi guarda con distacco alle manovre della politica "per definire regole del gioco su chi andrà in parlamento la prossima volta". Ma non si sfila dalla disponibilità a modificare l'Italicum: definisce la proposta M5S "un fatto di chiarezza" e dice di aspettare "Berlusconi e Salvini così tutte le posizioni sono in campo e poi faremo le modifiche". Ma per ora il governo sta alla finestra, aspettando l'iniziativa parlamentare. "La discussione viene gestita dal Parlamento, il governo ha dato disponibilità a intervenire nei modi e nei tempi che il Parlamento deciderà", taglia corto a chi gli chiede se la legge elettorale cambierà prima del referendum che resta, insieme alla legge di stabilità e al braccio di ferro con l'Ue, l'unica priorità del governo.


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