M5S non cede sul no al Mes

DI MAIO LANCIA LA SUA MOZIONE. È GUERRA SUI TERRITORI. IL NODO RAGGI SULLE ALLEANZE



di Michele Esposito

ROMA. Matera, sabato pomeriggio. E’ questo il teatro e il giorno del lancio della “mozione” di Luigi Di Maio in vista degli Stati Generali. Il ministro degli Esteri chiama a raccolta tutto il Movimento per una grande festa nella città dei Sassi. Per dare inizio alla rifondazione “in salsa governista”, ovvero con la prospettiva di un’alleanza con il Pd in vista delle Comunali. “Dobbiamo continuare ad aggregare per crescere e raggiungere nuovi obiettivi”, spiega Di Maio. Ma non tutti ci saranno e non tutti la pensano come l’ex capo politico. E poi ci sono almeno un paio di nodi che rendono l’alleanza con il Pd zoppicante sul nascere: il Mes e la candidatura di Virginia Raggi. Il Mes, secondo alcune fonti di maggioranza, farebbe infatti da sfondo ad alcune tensioni sulla risoluzione che accompagnerà la Nadef. “Ci fa risparmiare 500 milioni di euro di deficit, e siamo commissariati per 10 anni sulle riforme strutturali”, insiste una fonte di governo del M5s che segna un punto sulla risoluzione approvata dalla Camera alla Relazione della commissione politiche Ue sulla partecipazione dell’Italia all’Unione. Risoluzione che impegna il governo “ad assumere ogni decisione sul ricorso alla linea di credito sanitaria del Mes solo a seguito di un preventivo ed apposito dibattito parlamentare e previa presentazione da parte del Governo di un’analisi dei fabbisogni e di un piano dettagliato dei finanziamenti”. Il nodo Raggi, invece, emergerà nelle prossime settimane. E chi, nel Pd ma anche nel M5s, “sperava” silenziosamente che il processo in appello che inizierà a metà ottobre azzoppasse la sindaca, deve incassare un “vulnus” nel Codice etico del M5s, che prevede lo stop alla candidatura se c’è una condanna “anche solo in primo grado”. Ma in primo grado la Raggi è stata assolta. Difficile che faccia un passo indietro (in caso di condanna in appello) prima di attendere la Cassazione. A Matera ci sarà il capo politico Vito Crimi. “Sarà un momento di festa dedicato a tutti coloro che si impegnano per la crescita del M5s”, spiega il senatore, senza citare chi, a suo parere, nella tornata elettorale appena conclusa non si è impegnato. Sulla partecipazione dal basso Crimi ha basato la costruzione di questi Stati Generali. Ma, è proprio sui territori, che già è partita la guerra interna. Una guerra vecchio stampo, fatta di cordate in vista del congresso e non di click. In una comunicazione “di fuoco” inviata alla chat dei facilitatori nazionali - che organizzeranno le assemblee locali - in cui compare anche il capo politico Vito Crimi, la facilitatrice agli affari interni e socia di Rousseau, Enrica Sabatini lancia l’altolà e lamenta di essere stata esclusa dall’organizzazione. “In qualità di facilitatore al coordinamento e agli affari interni non ho ricevuto alcuna comunicazione preventiva in merito e non sono stata coinvolta in alcuna fase,” scrive Sabatini che teme un’azione congiunta ad escluderla soprattutto, spiegano i ben informati, ad opera di Paola Taverna, la facilitatrice per l’attivismo locale. Il timore, avverte Sabatini, è che si sia creando “consenso attorno a decisioni già prese”. Nelle stesse ore Davide Casaleggio, in un’intervista a Howard Dean sul blog delle stelle, rilancia i Meetup, altro cavallo di battaglia dei “puristi”. Dean attraverso internet ha promosso la partecipazione, e tutto attraverso Meetup, la prima piazza virtuale nella quale si sono riuniti i tanti attivisti del M5s”, spiega Casaleggio jr. I territori, quindi, sono il nuovo campo di battaglia tra “governisti” e “puristi”.