Madre induce il figlio alla jihad


LA DONNA PORTA CON SÈ IN SIRIA IL BIMBO DI SEI ANNI PER FARLO DIVENTARE «FUTURO MARTIRE»


MILANO. Ha messo il figlio di soli sei anni a disposizione della jihad, portandolo con sé in Siria e obbligandolo a frequentare un campo di addestramento per imparare "la lotta corpo a corpo e l'uso delle armi". E nonostante lui chiedesse di tornare a casa da papà per andare a scuola, lei, con addosso gli abiti - è il paragone del bimbo - da "tartaruga Ninja", pur con la paura delle bombe "lanciate dagli aerei", non ha desistito dal suo progetto: combattere per l'Isis e fare del figlioletto un "futuro martire". È uno dei particolari più inquietanti che ha convinto la Procura di Milano a chiedere e ottenere l'arresto per terrorismo internazionale di Valbona Berisha, la madre albanese ora 34enne che il 17 dicembre di due anni fa è sparita da Barzago, paesino in provincia di Lecco, con il terzogenito per arruolarsi nel Califfato. Lì, oltre all'addestramento 'militare’, avrebbe addirittura cambiato nome al piccolo da Alvin in Yusuf e lo avrebbe fatto circoncidere. Secondo la ricostruzione la donna è fuggita abbandonando il marito - che ne ha subito denunciata la scomparsa e che per due volte ha cercato di raggiungerla per riportare in Italia in figlio -, un muratore più vecchio di lei di 13 anni e con cui avrebbe avuto dei dissapori e le altre due figlie allora di 10 e 11 anni. In Italia dal 2000, con una famiglia ben in- tegrata, 'Bona’, è il soprannome della Berisha, da casalinga è diventata nel giro di poco tempo estremista. E lo testimonia il materiale ritrovato dai carabinieri del Ros, che hanno condotto le indagini coordinate dal pm Alessandro Gobbis, sul notebook e sul computer lasciati dalla donna a casa: immagini, come si legge nell'ordinanza del gip Manuela Scudieri, di "predicatori estremisti e propagandisti dello Stato Islami- co (tra cui il noto Sadullah Bajrami), la bandiera nera solitamente utilizzata come vessillo di organizzazioni terrori- stiche jihadiste, il logo" dell'Isis, "uomini armati e in mimetica con il dito indice a simboleggiare la devozione assoluta ad Allah", donne con il niqab e "bambini armati" di Kalashnikov. Insomma, dagli apparati informatici sequestrati dai carabinieri emerge un percorso di radicalizzazione che, accanto anche uno studio del corano "esasperato", per dirla con le parole di Alberto Nobili, il capo del'antiterrorismo milanese, hanno portato la donna addirittura ad avere contatti con terroristi legati ad Al Baghdadi ad alti livelli e ad innamorarsi e forse anche a risposarsi con uno dei suoi indottrinatori che avrebbe appunto raggiunto ad Al Bab, una località a una quarantina di chilometri da Aleppo e individuata dagli inquirenti grazie al gps installato, inizialmente senza che lei lo sapesse, sul suo cellulare. Località che avrebbe raggiunto grazie all'aiuto di un foreign fighters sempre albanese e pare morto nel 2015 che ha comprato il biglietto aereo per lei e per il figlio: da Orio al Serio a Istanbul e da lì in Siria dove avrebbe prestato soccorso ai feriti e partecipato ad azioni di guerriglia. Di Valbona Berisha e del bimbo non si hanno notizie da tempo, e non si sa se siano ancora vivi. Nei giorni scorsi, invece, la Digos ha fermato un 30enne marocchino Nadir Benchorfi, sospettato di essere aspirante terrorista dell'Isis in quanto, con Telegram e altri mezzi di comunicazione via Internet, si era detto disponibile a compiere attentati in Italia chattando con un uomo che si trovava in Siria. Inoltre, dopo essersi radicalizzato nel 2012 durante un viaggio in Germania, avrebbe anche inviato somme di de- naro nei teatri di guerra per sostenere la jihad. Comunque l'uomo, ora a San Vittore, come ha spiegato in conferenza stampa il questore di Milano Antonio De Iesu, "aveva dato la sua disponibilità a compiere attentati ma non ci sono riscontri su una sua reale e imminente capacità di esecuzione".


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