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Maduro rinforza i confini


VENEZUELA/APPELLO DEI VESCOVI PER LASCIARE PASSARE GLI AIUTI UMANITARI

CARACAS. Sale, di ora in ora, la tensione in Venezuela con i vescovi che scendono in campo appellandosi a Maduro e ai suoi generali affinché lascino passare gli aiuti.


Quei camion e container che da giorni arrivano da tutto il mondo e si stanno ammassando nei punti di raccolta, a cominciare da quello al confine della Colombia dove il presidente autoproclamato Juan Guidò andrà personalmente. Ma il presidente chavista non cede. E risponde chiudendo e militarizzando i confini del Paese, sottolineando che quello che lui definisce lo “show degli aiuti” serve in realtà a giustificare un intervento militare degli Stati Uniti.

Uno scenario che lascia presagire un clima infuocato in vista di sabato prossimo, quando il Venezuela è atteso scendere in piazza al fianco di Guaidó per andare a prendere gli aiuti. Con il timore della repressione sulla quale arriva un nuovo allarme di Amnesty International che denuncia ‘esecuzioni e attesti arbitrari’ soprattutto tra chi, nelle zone popolari, appoggia l’opposizione.

La Chiesa venezuelana, intanto, è tornata a dire la sua, invitando formalmente il governo a lasciare entrare il sostegno umanitario. In un comunicato ufficiale, la Conferenza episcopale ha chiesto di permettere “l’ingresso e la distribuzione” dell’assistenza umanitaria “evitando qualsiasi tipo di violenza repressiva”, sottolineando che “il Paese ha bisogno di questo aiuto” e “il regime ha l’obbligo di rispondere alle necessità della popolazione”.


I vescovi sono andati anche oltre, chiedendo alle ForzeArmate di “mettersi dalla parte del popolo al quale appartiene” e indicando che i militari “non devono ubbidire ordini che sono un attentato contro la vita e la sicurezza del popolo”.

Maduro, però, ha reagito ordinando la chiusura “assoluta e totale” della frontiera (dove già mercoledì aveva mandato i blindati) con il Brasile, avvertendo che potrebbe fare lo stesso con quella con la Colombia, dopo il blocco dei collegamenti aerei e navali con leAntille Olandesi annunciato mercoledì dalla sua vice, Delcy Rodriguez. Brasile, Colombia e l’isola di Curazao sono le tre nazioni nelle quali sono stati concentrati gli aiuti umanitari richiesti da Guaidó, che ha promesso che sabato prossimo entreranno nel territorio venezuelano, malgrado il veto del governo chavista.

Guaidó è partito verso la frontiera con la Colombia, in un convoglio nel quale viaggiano anche i deputati dell’Assemblea Nazionale che hanno formalizzato ieri la richiesta di assistenza umanitaria internazionale per il Paese. La carovana di oppositori ha dovuto superare qualche ostacolo sul suo cammino - camion che tentavano di bloccare la sua uscita da Caracas, agenti della Guardia Nazionale che hanno cercato di fermarla nello Stato di Carabobo - ma continua ad avanzare verso Est, e conta di arrivare venerdì mattina nello Stato di Tachira, sulla frontiera con la Colombia.


E’ lì che, prima della sfida annunciata per l’ingresso degli aiuti il sabato, andrà in scena oggi la sfida dei concerti, sul ponte de Las Tienditas: a 300 metri di distanza si svolgeranno il “Venezuela Aid Live” organizzato da Richard Branson - con 37 artisti confermati, tra i quali molti ‘big’ della musica in spagnolo - e il “Hand Off Venezuela”, annunciato dal governo, di cui non è stato ancora reso noto il programma.

Il “controconcerto” organizzato da Maduro ha spaccato in due i Serenata Guayanesa, uno dei più famosi e acclamati gruppi di musica tradizionale venezuelana, con un acceso scontro politico fra i due fratelli che lo hanno fondato nel 1971. Sulla pagina di Instagram del gruppo, Cesar Perez Rossi, cantante e percussionista, ha dichiarato che i Serenata Guayanesa non parteciperanno al concerto annunciato dal ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez, aggiungendo che alcuni dei suoi membri si sono iscritti come volontari per la distribuzione degli aiuti umanitari richiesti da Juan Guaidó. Successivamente, però, Ivan Perez Rossi - cantante e suonatore di “cuatro”, strumento a corde tipico dell’est del Venezuela, nonché fratello di Cesar - ha diffuso un comunicato nel quale dichiara che il testo su Instagram “è stato pubblicato senza che io fossi al corrente del suo contenuto, che non sottoscrivo affatto”.

Intanto da Cucuta, sul versante colombiano della frontiera, deputati e dirigenti oppositori in esilio hanno annunciato che sabato gli aiuti umanitari entreranno in Venezuela in un’operazione simultanea attraverso quattro ponti che collegano il dipartimento colombiano di Norte de Santander con lo Stato venezuelano di Tachira.


Nel frattempo, le ong di difesa dei diritti umani hanno moltiplicato ieri le critiche contro Maduro: Amnesty International ha denunciato “l’escalation della repressione”, con “esecuzioni extragiudiziarie, arresti arbitrari e uso eccessivo della forza”, mentre Human Rights Watch ha detto che il governo non può “continuare a negare” quella che è ormai una “catastrofe umanitaria senza precedenti nella storia moderna dell’America Latina”.

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