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Maduro riprende il Parlamento

VENEZUELA/RIESCE A SOTTRARRE LA GUIDA DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE A GUAIDÒ



di Maurizio Salvi

BUENOS AIRES. Sopito da mesi, lo scontro politico fra governo ed opposizione in Venezuela è tornato ad inasprirsi di colpo. Con una operazione governativa spregiudicata che ha sfruttato una frattura nell’opposizione venezuelana, il presidente Nicolás Maduro è riuscito a mettere in difficoltà l’autoproclamato presidente della repubblica ad interim, Juan Guaidó, sottraendogli, almeno formalmente, la guida dell’Assemblea nazionale (An) per l’anno in corso. Le modalità con cui l’operazione è stata realizzata con l’appoggio della polizia che ha impedito ai deputati favorevoli a Guaidó di entrare in aula, le irregolarità procedurali, e la possibile mancanza di quorum per convalidare l’elezione, sono però immediatamente state denunciate dagli oppositori di Maduro, e a livello internazionale da Stati Uniti, Unione europea (Ue) e anche dai Paesi del Gruppo di Lima. A questa condanna, come era prevedibile, non si sono associate varie Nazioni, come Russia, Cina e India, che dall’inizio delle tensioni non hanno mai smesso di offrire il loro sostegno al governo in carica, per evidenti interessi economici e geopolitici. Il colpo di scena si è materializzato quando le previsioni della vigilia erano che, pur fra difficoltà dovute ai pochi risultati ottenuti nel 2019 per mettere fine alla “usurpazione del potere” da parte di Maduro, Guaidó avrebbe superato senza problemi lo scoglio di una conferma ai vertici del Parlamento. Ma così non è stato perché una componente di minoranza all’interno dell’opposizione venezuelana, insoddis- fatta per non aver ottenuto la presidenza della An come stabilito in un accordo del 2016, ha di nascosto patteggiato con il gruppo parlamentare governativo chavista (Bloque de la Patria) per ottenere il successo della candidatura del suo deputato, Luis Parra. Colto abbastanza di sorpresa, Guaidó ha immediatamente convocato tutti i deputati ufficiali e supplenti a lui vicini nella redazione del giornale El Nacional, dove è stato eletto con un centinaio di voti su un quorum necessario di 84, a presidente dell’Assemblea nazionale per l’anno in corso. Questo evento è stato subito salutato da molti a livello nazionale e internazionale. Fra i primi a gioire, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha nel contempo condannato gli “sforzi senza successo” di Maduro per “negare la volontà dell’Assemblea nazionale democraticamente eletta”. Va detto che la ragione per cui il leader oppositore non può rinunciare all’incarico di presidente della An, è che, se così fosse, sarebbe costretto ad abbandonare anche il titolo di presidente ad interim del Venezuela, per il quale è stato riconosciuto, in funzione anti-Maduro, da oltre 50 Nazioni. La sostanza è che ora, dopo aver trascorso l’intero 2019 con due presidenti della repubblica, Maduro ed il pro tempore Guaidò, il Venezuela inaugura il 2020 anche con due personalità, Parra e lo stesso Guaidó, che si contendono la guida del Parlamento. Ed entrambe hanno convocato i deputati per una sessione ufficiale domani alle 10 (le 15 italiane). A rendere infine la vicenda ancora più confusa, Parra ha già annunciato via Instagram di avere preso possesso dell’ufficio presidenziale nella An “adempiendo la decisione della maggioranza espressa in mio favore”.

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