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Magma, Bellocco decapitati

‘NDRANGHETA/BLITZ CONTRO LA FAMIGLIA CALABRESE: 45 ARRESTI. COCAINA DA ARGENTINA E URUGUAY



REGGIO CALABRIA. Il cuore e la mente sono sempre in Calabria, a Rosarno, per l'esattezza. Dove il clan Bellocco faceva il bello ed il cattivo tempo controllando capillarmente ogni aspetto della vita pubblica ed economica. Con un solo obiettivo, assoggettare economicamente il territorio. Un progetto realizzato anche attraverso accordi con altre cosche come quelle dei Pesce di Rosarno, dei Gallace ad Anzio e dei Morabito di Africo. Ma la capacità "imprenditoriale" dei Bellocco non si limitava a Rosarno perché aveva spazi, e am- bizioni, più ampi: dal litorale laziale, a Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, fino al Sudamerica, fonte inesauribile di cocaina da importare e spacciare in tutta Europa. Affa- ri che hanno subito un colpo durissimo da parte della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, che con l'operazione "Magma" ha decapitato la cosca con 45 tra boss e gregari finiti in carcere o ai domiciliari - 5 quali percettori di reddito di cittadinanza - con l'accusa, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e rapina aggravate dall'utilizzo del metodo mafioso e della transnazionalità del reato. Contestualmente, altri fermi sono stati disposti dalle Dda di Fi- renze e Brescia, al termine di indagini di Guardia di finanza e carabinieri. "I Bellocco avevano ormai internazionalizzato le loro attività criminali grazie ad una forte capacità di relazione con altre cosche come i Morabito e i Mollica di Africo, con cui avevano posto solide basi nel- l'area platense, tra Buenos Aires e Montevideo, da dove coordinavano l'acquisto e la spedizione di quintali di cocaina verso l'Italia e l'Europa", è stato il commento del procu- ratore di Reggio Giovanni Bombardieri. Un'attività agevolata dalla presenza di "colletti bianchi" italo-argentini che agevolavano i contatti tra narcos ed emissari della cosca e provvedevano a definire gli aspetti organizzativi del trasporto verso i porti di Gioia Tauro o del Nord Europa. Non a caso l'inchiesta, condotta dai finanzieri del Gico-Goa del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria e dello Scico, ha preso le mosse dal seque- stro di 385 chili di cocaina gettati in mare in contenitori impermeabili da marittimi "infedeli" di una nave portacontainer giunta nel porto di Gioia Tauro il 19 ottobre del 2016. Un'area, quella platense, prospiciente al Rio della Plata su cui si affacciano quasi dirimpettaie Bue- nos Aires e Montevideo, scelta non a caso, secondo gli investigatori. Se sul versante argentino c'è una legislazione efficace, altrettanto non succede dall'altra parte del fiume, in Uruguay. Ed è in questa zona che gli investigatori hanno riscontrato l'installazione di vari gruppi di 'ndrangheta che coordinano i rap- porti con i narcos di Colombia, Bolivia e altri paesi Centroamericani. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 400 chilogrammi di co- caina, 30 di hashish, e 15 di marijuana; un fucile d'assalto automatico, tre pistole semiautomatiche, un silenziatore e munizionamento di vario calibro.

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