“Mai perdono a chi abusa”



EDOFILIA/FRANCESCO CONFERMA TOLLERANZA ZERO. NO A TRASFERIMENTI E RIDUZIONE PENA

CITTÀ DEL VATICANO. Mai la grazia a preti colpevoli di abusi su minori. Niente ricorsi in secondo grado di giudizio se gli abusi sono provati in prima istanza. Mai più la prassi di spostare un prete pedofilo da una diocesi all'altra, una modalità che in passato "ha addormentato le coscienze". Più personale all'ex Sant'Uffizio per istruire i processi canonici, che restano di sua competenza. Per papa Francesco, sulla piaga della pedofilia "la Chiesa è arrivata in ritardo", ma ora è lui - nella chiave della "tolleranza zero" - a imprimere un'ulteriore accelerazione perché si arrivi a sconfiggerla. In un ampio discorso 'a braccio' ai membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori - quasi una riforma 'annunciata' in diretta - Francesco li ha informati sulle nuove iniziative che mette in campo contro il flagello della pedofilia nel clero, con la premessa, posta nero su bianco nel discorso scritto consegnato alla Commissione presieduta dal cardinale di Boston Sean O'Malley, che "lo scandalo dell'abuso sessuale è una rovina terribile per tutta l'umanità" e per la Chiesa "un'esperienza molto dolorosa". "Sentiamo vergogna per gli abusi commessi da ministri consacrati, che dovrebbero essere i più degni di fiducia", ha scritto esprimendo "profondo dolore": "L'abuso sessuale è un peccato orribile, completamente opposto e in contraddizione con quanto Cristo e la Chiesa ci insegnano". Bergoglio, parlando poiall'impronta, elogia la Commissione per il lavoro "controcorrente", poiché sul tema "la coscienza della Chiesa è arrivata un po' tardi, e quando la coscienza arriva tardi i mezzi per risolverlo arrivano tardi": "io sono consapevole di questo difficoltà, ma è la realtà e lo dico così: siamo arrivati in ritardo!". "Forse l'antica pratica di spostare la gente, non fare fronte al problema, ha addormentato un po’ le coscienze", ammette. Sullo sfondo delle sue parole, risuonano in qualche modo le dimissioni dalla Commissione dei rappresentanti delle vittime, in particolare l'irlandese Marie Collins, indignata dalla sordità della Congregazione per la Dottrina della Fede rispetto a proposte dell'organismo consultivo e anche alle lettere di vittime per avere informazioni sui processi. All'ex Sant'Uffizio, però, il Papa conferma la competenza sui processi canonici e sulle riduzioni allo stato laicale, anziché trasferirla, come proposto da alcuni, ai tribunali della Rota o della Segnatura apostolica. "Il problema degli abusi è grave e finché non tutti ne avranno preso coscienza è bene che resti alla Congregazione", osserva. Con delle correzioni, però. Rispetto alle lamentele che i casi esaminati "non vanno avanti", Francesco ha deciso "di prendere più gente che lavori nei processi". Il secondo passoriguarda i ricorsi dei preti condannati in primo grado. "La Commissione, presieduta da mons. Scicluna, uomo che ha una coscienza ben chiara della questione della pedofilia, lavora bene, ma deve essere aggiustata un po’ con la presenza di qualche vescovo diocesano che conosca bene il problema 'in situ'". E se nella Commissione, composta per lo più da canonisti, c'è "la tentazione degli avvocati di abbassare la pena", la soluzione del Papa è drastica: oltre a "bilanciare" la Commissione, essa non riceverà più ricorsi se in primo grado ci sarà la prova dell'abuso commesso dall'imputato. "Se ci sono le prove, punto. È definitivo. Perché? Non per avversione - rimarca - no, semplicemente perché la persona che fa questo, uomo o donna, è malato o malata. È una malattia. Oggi lui si pente, ma sa bene, vai avanti, ti perdoniamo, dopo due anni ricade". Terzo passo, ancora più drastico: alle richieste di grazia di preti condannati "io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò". Francesco ammette anche, in questi anni, di essere stato 'morbido' nel caso di un prete della diocesi di Crema accogliendo la sentenza "benevola" del vescovo che gli toglieva tutti i ministeri ma non lo stato clericale. "Dopo due anni lui è ricaduto - ricorda -. L'unica volta che l'ho fatto, poi mai. Ho imparato in questo. Imparato dal card. O'Malley, imparato dalle vittime che ho incontrato. È una brutta malattia".


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