Maltratta la figlia di due mesi



VERCELLI/LA BIMBA IN COMA. IL PADRE: “PIANGEVA E NON SAPEVO COSA FARE”

VERCELLI. Voleva far giocare la bambina, farla ballare, ma l’ha abbracciata troppo forte procurandole involontariamente la frattura di due costole. “Poi piangeva e non sapevo come fare. Mi sono fatto prendere dal panico. Quando l'ho rimessa nel lettino mi è caduta e ha sbattuto la testa”. Così il padre di Mia, la bambina di due mesi ricoverata in gravi condizioni all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, si è giustificato davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato in procura.L’uomo, trent’anni, ha ammesso di essere il responsabile delle ferite, tra cui una lesione al cranio. Ed ora è indagato a piede libero. Lesioni personali aggravate e maltrattamenti le accuse nei suoi confronti.Le indagini sono scattate lo scorso 25 luglio, in seguito alla segnalazione dell’Asl. A condurle la SquadraMobilediVercelli,coordinata responsabilità. dal questore Rosanna Lavezzaro in persona, e, attraverso l’Ufficio vittime vulnerabili, la procura della cittadina piemontese famosa per il riso. Davanti al pm Pier Luigi Pianta, e al suo legale, ha descritto le ultime ore prima della corsa al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea. “Forse l’ho stretta troppo al torace, non volevo farle del male”, ha detto agli inquirenti per giustificare le costole rotte. La neonata si è messa a piangere,e nella fretta di metterla nella culla - ha ancora sostenuto l’uomo - le ha fatto sbattere la testa procurandole le ferite al cranio. “Piangeva e non sapevo cosa fare. Mi sono fatto prendere dal panico” ha infine confessato agli investigatori. Non era la prima volta che la neonata si faceva male. All’inizio di giugno i genitori l’avevano portata in ospedale sostenendo che era caduta mentre la tenevano in braccio. La Procura aveva archiviato le indagini sul caso, ma l’uomo temeva che la moglie si accorgesse di quanto accaduto e, per questo motivo, non le aveva detto nulla. “Particolarmente problematiche” le condizioni di vita della famiglia, come vengono definite dagli inquirenti, che pur con tutte le prudenze del caso si sono indirizzati subito verso il contesto familiare per cercare le cause di quelle ferite, e le responsabilità. La vicenda, ora, è passata al Tribunale per i minorenni di Torino. I genitori, di Stroppiana, erano già noti ai Servizi Sociali per le difficoltà economiche in cui versano. Mia resta invecericoverataall’ospedaleinfantile Regina Margherita di Torino. Le sue condizioni sono in lieve miglioramento. Resta la prognosi riservata, ma ha lasciato la rianimazione e ora si trova ora nel reparto di terapia sub-intensiva.


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