Mantenere qualità e identità



MILANO. Sull’attuale momento di crisi della stampa, dovuta alla rivoluzione digitale, e sulle prospettive a lungo termine del settore dei mezzi di informazione ab- biamo intervistato il diretore del Corriere della Sera Luciano Fontana.

Il giornalismo è notizia, ma anche vita, cultura e conoscenza. Si parla molto del disagio del giornalismo nel conservare la sua identità “storica” di fronte al cambiamento imposto dalla tecnologia e dall’economia globale.

La rivoluzione digitale sta cambiando prodotti e organizzazione del lavoro in tutti i media tradizionali. Le notizie arriva- no ormai da migliaia di punti diversi, qualche volta fondate, altre volte parziali o addirittura false. Conservare la propria identità storica anche sulle nuove piattaforme significa sapersi ancora distinguere con un giornalismo serio, fattuale, verificato e soprattutto indipendente.

La sua passione per il giornalismo ed il suo concetto di giornalismo.

Ho cominciato ad amare il giornalismo e a desiderare di farne la mia professione fin dal liceo. In questo credo di essere una persona fortunata che ha potuto fare un mestiere che coincideva con la sua passione. La spinta principale per un giornalista credo sia la curiosità, non fermarsi mai davanti a un fatto, saperlo approfondire, scoprire le motivazioni poco evidenti. Scavare senza pregiudizi.

Appare evidente che due impellenti necessità si affacciano sulla scena della storia umana: necessità di uscire dal chiuso della propria nazione e necessità di salvaguardare le proprie amate tradizioni. Quale impatto produce sul piano del giornalismo tale duplice esigenza?

Il Corriere della Sera nasce come un giornale aperto al mondo, Luigi Albertini aveva il culto del giornalismo anglosassone. Siamo un giornale profondamente italiano, che ama il suo Paese, ne sa mettere in rilievo gli aspetti positivi e la sua storia senza uguali. Ma al tempo stesso severo nel racconto e nell’analisi di tutto quello che è sbagliato o non funziona. L’apertura internazionale è indispensabi- le per non restare chiusi nel proprio recinto, capire le innovazioni, saperle raccontare e farle diventare buone pratiche anche da imitare.

Il Corriere della Sera è stato ed è uno dei più prestigiosi giornali italiani. Quali sfide deve superare per conservare inalterato il suo consolidato prestigio, di fronte alla crisi dell’editoria?

La nostra prima sfida è mantenere inalterata la qualità del giornale, delle sue firme e dei suoi prodotti. Non penso che ilgiornale di carta morirà, portare in edicola nuovi prodotti come La Lettura, L’Economia e il nuovo Sette dimostra che c’è ancora spazio. La seconda, importante quanto la prima, è avere la stessa qualità giornalistica su tutte le piattaforme digitali (dal sito web alla Tablet edition, dallo smartphone alle newsletter). I lettori, in qualsiasi modo vogliano seguirci, meritano la stessa attenzione e la stessa qualità.

Ritiene fondato l’assunto secondo cui un nuovo modo di parlare e, pertanto, di comunicare si renda necessario per affrontare in modo vincente il mercato attuale? L’esplosione della Rete e dei social network rende sicuramente indispensabili nuove forme di comunicazione e di attenzione. Non si può pensare di stare fuori dal mondo della comunicazione globale. Ma possiamo starci con i nostri valori e con i nostri caratteri distintivi.

La semplice notizia, “toccata e fuga”, tanto imposta dalla fretta che connota l’epoca attuale, sembra nuocere alla riflessione, all’approfondimento, propri del piano della conoscenza, di cui, a torto, l’epoca attuale sembra voglia fare a meno, permettendo l’affermarsi del cosiddetto “pensiero debole”. La velocità e la fretta, caratteristiche dominanti della Rete, sono sicuramente il rischio più grande che come giornalisti dobbiamo affrontare. Ne siano consape- voli e prima di mettere una notizia in circolazione sono necessarie tutte le verifiche, come accade per la carta stampata. E d’altra parte la necessità di approfondire, di analizzare lascia un campo aperto al giornalismo che rappresenta un’enorme opportunità.

Lo scenario politico italiano sembra porre in evidenza la mancanza di analisi approfondite della realtà socio-economica, che potrebbe nuocere alla soluzione concreta delle gravi problematiche che affliggono lo Stato italiano. Emerge sovente che l’interesse principale è salvaguardare il legame con la politica europea, con la conseguenza di lasciare troppo in ombra le esigenze impellenti del nostro Paese.

L’Italia è un Paese fermo da troppo tempo, i suoi tassi di crescita e di innovazione sono decisamente troppo bassi ri- spetto ai nostri competitori globali. Come Paese abbiamo bisogno della partecipazione al progetto europeo, un mercato libero delle persone e delle merci di 500 milioni di partecipanti. Un’Europa rifondata, non afflitta dalla burocrazia, attenta anche alla dimensione sociale. Ma ritengo che altrettanto importante sia lo scambio dell’Italia con nostri alleati storici come gli Stati Uniti e i mercati emergenti dell’Asia.

L’economia includente e l’economia escludente: due realtà che creano contrapposizioni inconciliabili nella politica nazionale ed internazionale. L’avvento di Trump può essere letto uniformandosi a punti di vista diversi, tuttavia esiste il timore concreto che possa modificare, in modo incisivo, il corso della storia umana. Cosa ne pensa?

Politiche degli Stati Uniti. Le radici di questa rottura sono state ampiamente analizzate ma credo che tra tutte la principale sia stata la reazione dei ceti impoveriti e colpiti dalla globalizzazione. Qualcosa di simile è accaduto con il voto sulla Brexit e con la crescita dei partiti populisti in molti Paesi europei. Quali effetti avrà la politica di Trump è ancora troppo presto per dirlo: anche perché il nuovo Presidente ha già dimostrato di essere pronto a cambiare i propri progetti e strategie rispetto a quanto affermato in campagna elettorale.