Marchionne risponde picche



CENTRODESTRA/CADE NEL VUOTO L’IDEA DI UNA SUA CANDIDATURA A PREMIER

ROMA. Ha aspettato cinque giorni Sergio Marchionne, ma la sua smentita sulla possibilità di una candidatura a premier del centrodestra non lascia spazio ad appelli: "Non ci penso nemmeno di notte". Parole che giungono dopo la levata di scudi contro l'ipotesi di una sua candidatura da parte di Giovanni Toti, mentre Silvio Berlusconi, in una intervista al "Messaggero" glissa sul tema della leadership. Al paddock della Ferrari a Zeltweg, al Gp d'Austria, Marchionne quasi rideva sotto i baffi per la sua candidatura lanciata dal leader di Fi: "Berlusconi è un grande, nella sua uscita ha spiazzato tutti quanti, chapeau per lui" ha detto, per chiarire subito che lui alla candidatura come premier del centrodestra non ci pensa proprio, "nemmeno di notte". Marchionne o non Marchionne il tema del "papa straniero" nel centrodestra e in Fi non è morto, stante la interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi. Su questo Giovanni Toti, capofila di quanti in Fi sosten- gono una coalizione con la Lega, ha messo dei paletti: "Non credo si debba cercare un altro Berlusconi anche perché non lo troveremmo" e "di certo non basta essere un uomo di successo nel mondo dell'impresa, o dell'accademia, o dell'economia, per essere il nuovo Berlusconi. La storia recente lo dimostra". Con il che arriva uno stop anche a Carlo Calenda che peraltro appena ieri si è tirato fuori dal gioco. Nell'intervista al Messaggero, sollecitato da una domanda su primarie di coalizione per decidere la leadership, Berlusconi ha chiuso ancora una volta i battenti, ma non per timore di perderle ("In 23 anni ho ottenuto dagli italiani in totale 200 milioni di voti"): "Sono le primarie in sé - obietta - l'assurdo. Non vedo perché dovremmo imitare un met do che al Pd non ha certo portato fortuna. Renzi ha vinto da poco le primarie ma non mi sembra che abbia risolto tutti i problemi".Ma il leader di Fi fa un'altra osservazione che getta luce sul suo silenzio sul candidato premier del centrodestra: egli indica come "possibile e doverosa" l'approvazione della legge elettorale su cui un mese fa fu trovata l'intesa a quattro tra Pd, Fi, M5s e Lega, che era un proporzionale puro. Come proporzionale è anche l'Italicum modificato dalla Consulta attualmente in vigore. Ma se sarà proporzionale, è la chiosa che l'ex Cavaliere ripete ai suoi, non ci sarà coalizione prima delle urne né necessità di indicare un candidato premier. Si deciderà tutto a urne chiuse, e la partita è ora imprevedibile.


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