Maretta tra Pisapia e Mdp



ROMA. Ieri mattina era salito sul treno, insieme a Bruno Tabacci, per incontrare a Roma Roberto Speranza e chiarire una volta per tutte fraintendimenti, come il criticato abbraccio con Maria Elena Boschi, e tappe per la nascita del nuovo partito. Ma, dopo aver letto i giornali, Giuliano Pisapia ha capito che era meglio fermarsi perchè l’incontro avrebbe potuto far saltare tutto. Così l’ex sindaco ha cancellato il faccia a faccia spiegando in una nota che al momento mancano “le condizioni positive” per fare passi avanti.

Doccia gelata per Mdp che si affretta a spiegare che non ci sono veti ma serve “una partecipazione al progetto costituente”. Dopo la manifestazione dell’1 luglio,

il rapporto tra Campo Progressista e gli ex dem hanno preso un piano inclina- to che, dopo la partecipazione dell’ex sindaco alla Festa dell’Unità venerdì scorso, rischiava di diventare un burrone.

L’abbraccio con la Boschi non è il problema, spiegano gli ex dem di Bersani e D’Alema, ma è vero che una volta per tutte “bi- sogna fare chiarezza sui rapporti con Renzi” altrimenti “l’atteggiamento talvolta resta ambiguo con ammiccamenti”. Il sospetto di un listone con il Pd e altri dubbi apparsi sui retroscena di qualche quotidiano hanno fatto irritare parecchio anche il pacifico Pisapia che ha deciso di far saltare l’incontro. Un brusco stop che fa gongolare il Pd che però preferisce stare alla finestra senza esprimere soddisfazioni.

Anche se, come ribadisce il renziano Andrea Marcucci, “l’alleanza tra Pd e Campo Progressista sarà naturale”. In attesa che i pontieri si mettano al lavoro, siamo al botta e risposta tra Pisapia e gli ex dem. “Serve un nuovo soggetto politico di centrosinistra - è la linea del leader di Campo Progressista - alternativo al Pd, aperto e inclusivo. Non c’è spazio per una politica costruita con la testa rivolta all’indietro”.

A stretto giro arriva la risposta di Speranza: “Guardare al futuro significa prima di tutto operare per la più significativa partecipazione popolare al processo costituente”. Entrambi i movimenti dichiarano di voler andare avanti, che nulla è perduto ma mai come ora il progetto è a rischio. E al di là delle perifrasi più o meno politichesi, il nodo di fondo resta sempre lo stesso: Pisapia non vuole una federazione di partiti ma un nuovo soggetto in cui tutti “remano insieme e non si contano”. Mdp, invece, vuole arrivare ad un partito dopo un percorso in cui ognuno si allarga da sè, con un tesseramento, e dopo un’assemblea costituente. Una storia di sospetti non nuova a sinistra. L’ex sindaco, sostengono i bersaniani, non è convinto del percorso perchè tra i suoi c’è “chi teme di perdere la golden share del processo”. “Non ci salverà nessun accordo tra le ridotte minoritarie”, controbattono gli uomini di Campo progressista, con- vinti che dentro Mdp in troppi puntino solo a contarsi per poi portare i propri numeri e peso nelle candidature in Parlamento.