Marine «shock» assolve la Francia



PARIGI. Marine Le Pen shock. A meno di due settimane dal voto presidenziale, la dichiarazione sul rastrellamento degli ebrei della candidata del Front National suscita proteste in Francia ma anche in Israele. Intervistata in tv, la leader dell'estrema destra favorita nei sondaggi insieme al candidato di En Marche, Emmanuel Macron, ha sostenuto che la Francia "non ha alcuna responsabilità nel rastrellamento al Velodromo d'Inverno", semmai la colpa "ricade su responsabili che erano al potere allora, non sulla Francia".

Il 16 luglio del 1942 4.500 tra poliziotti e gendarmi francesi arrestarono più di 13.000 ebrei per conto dei nazisti. Gran parte vennero deportati nei campi di ster- minio e non fecero più ritorno a casa. "Hanno insegnato ai nostri figli a criticare il Paese, a vedere solo gli aspetti storici più oscuri. Ora voglio che siano di nuovo fieri di essere francesi", ha detto lei. In patria e altrove le reazioni non si sono fatte attendere. L'affermazione di Le Pen - ha protestato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Emmanuel Nahshon - è "contraria alla verità storica così come espressa da presidenti francesi (uno su tutti: Jacques Chirac,ndr.) che hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato nel destino degli ebrei francesi periti nella Shoah". Per lui "l'antisemitismo sta purtroppo rialzando la testa".

Già da ieri, il consiglio rappresentativo degli ebrei di Francia (Crif) aveva tuonato contro le dichiarazioni incendiarie della leader anti-euro. Lei ha ribattuto bollandolo come un organismo "profondamente disonesto".

In Francia, tra i primi a protestare è stato il suo principale rivale per l'Eliseo, Emmanuel Macron, che ha richiamato l'"eredità politica" e il "revisionismo" del padre Jean-Marie Le Pen, già condannato per battute di connotazione razzista o antisemita.

Intervistata dal Figaro online, la leader frontista ha cercato di spiegarsi meglio. Pur condannando il "regime col- laborazionista", è tornata a sostenere che "Vichy non era la Francia", come già dissero "Chevènement, Séguin, Mit- terrand...". E ancora: "Preferisco parlare di antisemitismo islamista". In mattinata, il numero del Crif, Yonathan Arfi,

aveva evocato un "calcolo politico" di Le Pen. "Un irrigidimento volontario della campagna" a meno di due settima- ne dal voto del 23 aprile.

Critiche anche dal socialista, Benoit Hamon ("le responsabilità della Francia sono evidenti, chi dubitava che Le Pen fosse di estrema destra ora ha la risposta") e nel campo di Jean-Luc Mélenchon, il candidato della gauche alterna- tiva (la France Insoumise) in spettacolare rimonta nei sondaggi, tanto da soffiare il terzo posto all'ex uomo forte dela Destra travolto dal PenelopeGate, Francois Fillon.

Tra l'altro, secondo Médiapart, avrebbe cominciato a stipendiare la moglie come assistente parlamentare già dal 1982 e non dal 1986 come emerso prima. Per il portavoce di Mélenchon, Alexis Corbière, Le Pen dimostra di non conoscere la storia, "confonde le cose": se effettivamente esiste "un dibattito tra storici per dire che la Repubblica non è responsabile, perché si fermò con l'arrivo al potere del Maresciallo Pétain", ciò non significa che non ci fosse una responsabilità francese: "poliziotti e magistrati erano francesi".

Le Pen - conclude Corbière - ha sempre fatto così: "cerca formule ambigue che parlino a quella parte del suo elettorato con tratti antisemiti".


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