Marino accusa la sindaca



STADIO/L’EX SINDACO DI ROMA AVEVA BOCCIATO IL PROGETTO “PRO-COSTRUTTORI”

ROMA. Mentre il Campidoglio da oggi sarà impegnato a predisporre la delibera che recepirà il progetto rinnovato dello Stadio della Roma, ad accusare la Giunta M5S di Virginia Raggi ora è l’ex sindaco Ignazio Marino. Senza mezzi termini intervistato in tv dice: “Raggi ha fatto un favo- re ai costruttori, ha tagliato 250 milioni di opere pubbliche destinate ai trasporti e ad un parco grande come Villa Borghe-se, ha dato l’ok a quello che io avevo bocciato”. Il tema dunque restano le in- frastrutture, “come ci si andrà allo stadio?” si chiede Marino, sacrificate per l’ex sindaco nel taglio cubature fino a ridurre un’opera per la città ad uno stadio “per i costruttori, ad una ‘romanella’”. La sindaca Virginia Raggi torna a rivendicare l’azione di M5S per “uno stadio fatto bene” e rivela che negli edifici previsti dal progetto “saranno ospitate attività socio culturali rivolte alla città che verranno decise con i cittadini”. Spazi di crescita culturale e aggregazione sociale, una sorta di compensazione in termini socio-culturali per la città ad un progetto di privati. Intanto alla Regione Lazio, dove gli uffici sono in attesa del nuovo masterplan, stanno verificando i passi amministrativi da compiere nel caso in cui le opere pubbliche, previste nell’accordo, siano di fatto ridotte. Il rischio è infatti quello di ritrovarsi davanti a un nuovo progetto che non contempli tutte le infrastrutture originarie o che releghi buona parte di esse (quelle più importanti per il Pd, “bretella” e ponte, ndr) a tempi futuri e non circoscrivibili mettendo in discussione l’interesse pubblico. E, di conseguenza, si potrebbe andare verso la chiusura della conferenza dei servizi con un nulla di fatto imponendo l’apertura di un nuovo iter amministrativo. Questo significherebbe un cronoprogramma che difficilmente potrà rispettare le scadenze comunicate dalla società: cantierizzazione entro l’anno e partita inaugurale nel 2020. I proponenti, intanto, si preparano il 3 marzo, giorno della conferenza dei servizi, a chiedere una proroga di almeno 30 giorni per potere ridefinire il progetto, che tagliando del 50% le cubature, si estenderebbe su 500 metri cubi - rispetto al milione iniziale - assorbiti dallo stadio e da 18 strutture che ospiteranno negozi, ristoranti e uffici. Resta il nodo di uno sforamento di oltre 150 metri cubi rispetto alle cubature previste in quell’area dal piano regolatore ma, si afferma in Campidoglio, non c’è bi-ogno di una variante - che richiederebbe un iter troppo lungo - perché la nuova delibera certificherebbe di fatto la modifica del piano regolatore e anche del precedente atto dell’amministrazione Marino. Ma i tecnici della Regione pare siano di diverso avviso, ovvero che servano due iter e due atti distinti. E a preoccupare è proprio la valutazione che la Regione Lazio darà al nuovo progetto. Sabato l’assessore all’ urbanistica Michele Civita è stato chiaro nel sottolineare che “non si conoscono ad oggi le opere e le infrastrutture che l’ accordo reputa indispensabili per garantire la mobilità, il miglioramento dell’ambiente e della qualità urbana”. Temi che la Regione Lazio è intenzionata a presidiare. Il nodo sono le infrastrutture divise in due fasi di realizzazione: in quella prope- deutica si annoverano il potenziamento della Roma-Lido, il raddoppio della via del Mare e la messa in sicurezza idrogeologica di Decima, la fase due invece annovera il Ponte sul Tevere e la bretella della Roma- Fiumicino. Insomma oltre all’iter tecnico amministrativo, sul quale pesa ancora il vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle deciso dalla Sovrintendenza il 15 febbraio scorso, da oggi lo stadio sarà anche al centro di un confronto politico che non si annuncia facile.


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