Martina sigilla il no al M5S



GOVERNO/IL PD CERCA UNA STRATEGIA, DOMANI L’ASSEMBLEA DEI GRUPPI

ROMA. L'assemblea dei gruppi parlamentari del Pd, domani, si avvicina all'insegna della polemica, tanto da far evocare a qualcuno una nuova scissione in vista della Assemblea nazionale del 21 aprile. Una separazione consensuale di cui parla apertamente Goffredo Bettini, mentre Andrea Orlando lamenta la delegittimazione di ogni voce che pone dei dubbi sulla linea della maggioranza. E Dario Franceschini rilancia la proposta di aprire il confronto con M5s. Maurizio Martina conferma il no ai pentastellati, nel tentativo di favorire una sintesi, in assenza della quale si avvicina la data delle primarie , per le quali è sceso in campo Matteo Richetti. Franceschini ha ribadito il proprio pensiero, dopo che il suo tweet era stato subissato di attacchi personali e inviti ad andar via dal partito. Un clima di delegittimazione denunciato da Andrea Orlando, che pure ritiene che tra Pd e M5s ci siano "distanze incolmabili": per il ministro della Giustizia "c'è una involuzione preoccupante del nostro modo di discutere". Anche Francesca Puglisi, vicina al ministro della Cultura, critica il "linciaggio politico": "Non è con il fanatismo e il settarismo che si ricostruisce il Pd". Per Franceschini M5s "è in trasformazione, ha dentro destra e sinistra, populismo e riformismo, europeismo e an- tieuropeismo, e quindi - ha aggiunto - mi pare più utile aiutare uno sviluppo verso una posizione riformista progressista piuttosto che venga risucchiato da una destra populista come quella della Lega". E poi "un Governo Lega e 5 Stelle è quanto di peggio può capitare a un Paese". Domani pomeriggio all'Assemblea dei gruppi, Martina e i capigruppo Gra-ziano Delrio e Andrea Marcucci riferiranno l'esito delle consultazioni con il presidente Mattarella, dopo di che si aprirà il dibattito. Matteo Renzi sa di avere la maggioranza dei gruppi dalla propria parte ma Franceschini spera che i peones, nella libertà del dibattito possano far sentire la propria voce, se non critica almeno dubbiosa. Ad esasperare le minoranze è il fatto che Renzi continui a gestire il Pd con una sorta di Partito parallelo. Addirittura da sabato circolano voci che Renzi ritiri le dimissioni all'Assemblea del 21 aprile. Matteo Richetti, da sempre renziano critico, ha esortato l'ex segretario ad evitare ripensamenti che lo esporrebbero a critiche di incoerenza. Ma le voci hanno fatto sbottare Goffredo Bettini che su Facebook ha parlato di un divorzio consensuale: "Ognuno prenda la sua strada, se Renzi vuole fare Macron, lo faccia liberamente e serenamente. Nello stesso tempo il campo progressista e della sinistra ritrovi la voglia di riorganizzarsi per una via del tutto nuova". Dal clima che emergerà domani si capirà l'esito dell'Assemblea nazionale. La minoranza spinge per un mandato pieno a Martina, che però richiederebbe l'assenso dei renziani, che al momento sono più propensi per far decidere alle Assise la convocazione del congresso in autunno, per il quale Matteo Richetti ha confermato la propria candidatura.


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