Massacra i genitori: “Si sentiva braccato”

Massacra i genitori: “Si sentiva braccato”



TORINO. Ha aggredito prima la madre, poi il padre. Cinque coltellate a lei, dieci a lui. Così Daniele Ferrero, 30 anni, che, secondo le informazioni raccolte, soffre di gravi problemi psichici, ha ucciso i genitori nella sua abitazione nella periferia torinese, al civico 7 di via Biscarra a Mirafiori, nel pomeriggio di lunedì. Si sentiva perseguitato e, dopo l'ennesima discussione, li ha uccisi. È rimasto un po’ in casa, come se pensasse che se aspettasse che qualcuno sarebbe andato a prenderlo, poi è salito a bordo dell'auto della madre e ha iniziato a vagare. I carabinieri lo hanno fermato per caso a Collegno, nella prima cintura torinese, a una decina di chilometri dal luogo del duplice delitto: era in via DeAmicis : si aggirava tra le auto in sosta in stato confusionale. I carabinieri hanno pensato inizialmente si trattasse di un ladro. Il 30enne aveva ancora le mani sporche di sangue. Ai militari ha detto frasi confuse, che hanno subito fatto scattare un campanello d'allarme. Al loro arrivo, in quell'appartamento al piano rialzato dei condomini di via Biscarra dove vivevano i genitori dell'omicida, quasi alla periferia del capoluogo piemontese, i militari del nucleo investigativo del comando provinciale di Torino hanno trovato a terra in salotto i corpi senza vita di Pierfrancesco Ferrero, ex bancario, pensionato di 69 anni, e Marina Valetti, impiegata allo sportello torinese del Ministero dello Sviluppo Economico, 60 anni. I carabinieri hanno sequestrato 8 coltelli da cucina, tutti sporchi di sangue. Eppure, nessun vicino di casa di Daniele Ferrero sembra aver sentito nulla, né grida né altri rumori che potessero mettere in allarme. "Non ci sono state urla, richieste di aiuto" spiega una donna che vive in un palazzo accanto. "Lo conoscevamo poco, solo di vista", aggiungono nei negozi della zona. Di lui si prendevano cura mamma e papà, che dalla loro villetta a Baldissero, sulla collina torinese, dove vivevano, si recavano spesso a trovarlo. "Conoscevo il padre, che ogni tanto veni- va negli uffici comunali, ma è una famiglia molto riservata" spiega il sindaco di Baldissero, Bruno Todesco. Dai primi accertamenti sembra che a scatenare il gesto di Daniele sia stato un banale litigio. Si sentiva braccato, perseguitato dalle forze dell'ordine: ha raccontato di essere convinto di aver visitato siti sospetti online e di aver compiuto qualcosa da lui giudicato illegale. Avrebbe chiesto ai genitori di restare da lui, forse per proteggerlo, e al loro rifiuto li avrebbe aggrediti. Ma, in realtà, nessuno sa ancora cosa sia davvero scattato nella testa del 30enne, lunedì pomeriggio. Il giovane è stato in cura oltre 12 anni a Chieri (Torino) per problemi psichiatrici, dal 2000 al 2012. Era da anni, però, che non seguiva più un percorso specifico. Aveva manie di persecuzione. Ed è proprio in questo contesto che la procura sta indagando per effettuare i dovuti riscontri rispetto ai racconti del giovane. "Non stava molto bene", dicono nel quartiere. Durante la scorsa notte, davanti ai carabinieri, il trentenne ha confessato tutto. Per lui è stato disposto il fermo. Sui corpi delle due vittime sarà disposta l'autopsia e la procura disporrà anche una perizia psichiatrica per l'omicida.