May, il rimpasto indigesto



REGNO UNITO/LA PREMIER SCONTENTA TUTTI O QUASI. MALUMORE FRA LE DONNE

LONDRA.Anno nuovo, musica vecchia in Gran Bretagna per il gabinetto Tory di Theresa May. Il rimpasto del dopo Befana lascia scontenti tutti o quasi: pochi cambiamenti, nessuno sulle poltrone che contano, e tante recriminazioni alla faccia delle speranze di rilancio dell’azione di governo in vista della complessa fase 2 dei negoziati con Bruxelles sulla strada della Brexit e delle altre grane/scadenze che incombono. Il giudizio della stampa è impietoso nel giorno della prima riunione del Consiglio dei ministri in versione riveduta e corretta. Mentre il valzer delle poltrone continua con appena un po’ più di brio a livello di sottosegretari e viceministri.Amugugnare - contro la seconda inquilina donna di Downing Street nella storia del Regno dopo Margaret Thatcher - è in prima battuta proprio il fronte interno femminile. O se non altro una parte di questo, offeso per il trattamento inflitto ad alcune delle non molte ministre della compagine come l’ormai ex titolare dell’Istruzione, Justine Greening - beniamina della comunità Lgbt del Paese, fatta fuori senza tanti complimenti - e la presunta sudditanza mostrata viceversa dalla premier nei confronti delle bizze attribuite a vari colleghi uomini. “Greening lascia in un rimpasto caotico”, sintetizza il Times, sottolineando il gran rifiuto di Justine all’offerta “di consolazione” d’un incarico di riserva e la sua possibile adesione ora alla pattuglia della fronda interna Tory più ostile alla Brexit ai Comuni. “La notte del pugnale spuntato”, ironizza a sua volta il pur filo-conservatore Daily Telegraph, notando come May non sia stata in grado di “decapitare” tutti coloro che avrebbe voluto allontanare o trasferire. “Rimpasto nel caos”, riecheggia il progressista Guardian, evidenziando - in contrasto col caso Greening - quello del criticatissimo ministro della Sanità, Jeremy Hunt, che pare sia riuscito a imporre la sua permanenza a una riluttante lady Theresa. Mentre il Financial Times scrive di un rimpasto che “ha fatto cilecca”, sebbene aggrappandosi alla propria valutazione positiva della nomina del “filo-europeo” David Lidington a neoministro dell’Ufficio di Gabinetto: ossia a “tessitore” degli equilibri della compagine e braccio destro di May, chiamato a sostituire (ma senza la delega chiave di vicepremier di fatto) l’ex numero due dell’esecutivo Damian Green, costretto a dimettersi a dicembre sull’onda di uno degli scandali a luci rosse di Westminster. La sensazione è che alla fine della fiera la montagna abbia partorito il proverbiale topolino. E che l’operazione rischi di moltiplicare i mal di pancia, invece di rivitalizzare la premier. Il braccio di ferro tra falchi “brexiteers” e pragmatici non pare in ogni caso risolto. E alle lamentele di lunedì delle donne per i nuovi dosaggi ministeriali, ha fatto eco ieri quello contro una fantomatica discriminazione al rovescio dei “maschi bianchi” evocata dal deputato Philip Davies dopo gli avvicendamenti negli incarichi junior che vedono uscire di scena sbattendo la porta l’ex vice della Greening, Robert Goodwill, o ancora il sottosegretario al Commercio Internazionale Mark Garnier (quello che aveva mandato una assistente a comprare i sex toys). Assicurando viceversa la promozione se non altro d’un trio di “donne manager”, nonché l’ascesa a viceministro di colonnelli 40enni quali Dominic Raab, euroscettico ultrà emergente, o Jo Johnson, fratello di Boris. In difesa del rimpasto si fa sentire intanto un altro dei “premiati”, il 46enne Brendon Lewis, neopresidente del Partito Conservatore incaricato di rinnovarne la macchina organizzativa, che giura sull’arrivo di “una ventata di aria fresca”; mentre il suo vice James Cleverly, deputato brexitista d’origini africane, invita a “non dar peso alle drammatizzazioni dei media”. Ma il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, la vede in tutt’altra maniera e infierisce sulla May in tono sarcastico: “Il grande piano del governo per inaugurare il nuovo anno? Eludere i veri problemi del Paese e rimpastarsi con uno scialbo quanto inutile esercizio di pr”.


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