May nuova Lady di Ferro 


LONDRA/EUFORIA DOPO IL DISCORSO DELLA PREMIER SULL’“USCITA HARD” DALL’UE


LONDRA. Domina l’euforia a Londra, for- se anche troppa, dopo lo storico discorso di Theresa May sulla Brexit. E’ bastato poco per risvegliare quell’orgoglio patriot- tico che si era un po’ sopito di fronte al- l’incertezza sui termini del divorzio da Bru- xelles. E invece la premier conservatrice ha piazzato la barra a dritta indicando le condizioni del Regno Unito per i negozia- ti, prima di tutto l’uscita dal mercato uni- co, e si è così meritata il titolo di ‘nuova Lady di Ferro’ sui tabloid.

Ma l’entusiasmo pare aver dato alla testa al ministro degli Esteri Boris John- son che in una delle sue incaute uscite ha accusato il presidente François Hollande di avere un atteggiamento rispetto alla Brexit simile a quello di una guardia della Seconda guerra mondiale che infierisce sui prigionieri, scatenando una polemica.

Immediate le reazioni a Bruxelles e in patria. Il capo negoziatore dell’Europarla- mento Guy Verhofstadt ha definito i com- menti “ripugnanti”, sottolineando che di sicuro non aiutano nei rapporti fra Londra e l’Ue. Parole simili quelle del Labour bri- tannico, che ha parlato di frasi “incivili e inappropriate”.

Downing Street ha tentato, ancora una volta, di gettare acqua sul fuoco afferman- do che si è trattata di una uscita “teatrale” del suo ministro, che non voleva offende- re il leader francese. Johnson prima della frase finita sotto accusa aveva anche pro- clamato che Londra non è affatto preoc- cupata per le conseguenze dell’addio al mercato unico perché gli altri Stati “fanno la coda” per siglare accordi commerciali con la Gran Bretagna.

Il titolare del Foreign Office ha sottoli- neato anche che sebbene il Regno sia an- cora vincolato all’Unione, e quindi non possa condurre negoziati in modo auto- nomo con altri Paesi fino al completamen- to della Brexit, nulla vieta di “abbozzare i principi” degli accordi futuri. Frasi incaute o forti a parte, il governo mostra sempre più sicurezza grazie soprattutto alla buo- na risposta dell’economia e dei mercati al

voto del Parla- mento - ci sareb- be già pronta una legge da appro- vare in tempi mol- to rapidi ai Comu- nieaiLordper non rallentare la tabella di marcia che ha come ‘deadline’ indica- ta dalla May la fine di marzo.

La premier fra l’altro nel suo di- scorso di martedì ha già promesso a deputati e pari un voto sull’ac- cordo finale emer- so dalle trattative con Bruxelles. Quindi se i parla- mentari si mettes- sero di traverso ritardando o bloc- cando l’uscita dall’Ue questo verrebbe visto come andar con- tro la volontà po- polare espressa nel referendum del 23 giugno. Mentre il gover- no guarda avanti gli oppositori in- terni e l’establish-

ment europeo, se si escludono le prese di posizione di Verhofstadt, si mantengono sulla difensiva.

May ha respinto facilmente durante il Question Time ai Comuni le critiche del leader laburista Jeremy Corbyn alla sua strategia negoziale. Mentre i vertici di Bru- xelles hanno reagito con grande prudenza ai 12 punti del piano britannico, in pratica limitandosi a dire, come ha sottolineato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che i negoziati sa- ranno “difficili, molto difficili”.

discorso della May, con la sterlina in ripre- sa e la City che al momento resta a guarda- re sperando che il piano della leader con- servatrice possa portare, come lei promet- te, nuova prosperità al Paese.

L’esecutivo poi non appare nemmeno molto preoccupato dalla sentenza della Corte suprema sull’avvio della Brexit che, come è stato annunciato ieri, verrà resa pubblica il 24 gennaio. Nel caso gli 11 giu- dici dovessero confermare il verdetto del- la Corte d’appello - secondo cui l’attiva- zione dell’articolo 50 deve passare da un


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