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May prima, senza maggioranza



LONDRA. Scommessa perduta per Theresa May e risultato incerto alle elezioni anticipate britanniche: secondo i primi exit poll, il Partito Conservatore non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta che la premier chiedeva per negoziare la Brexit da posizioni di forza, mentre il Labour del vecchio leader radicale Jeremy Corbyn, dato per spacciato solo un mese fa, si ritrova accreditato di un notevole recupero rispetto a due anni fa e un consistente in- cremento di seggi.

Il verdetto, nella notte, resta sospeso. Sarà il conteggio collegio per collegio a definire il risultato vero. Ma, in base ai primi dati, l’ombra che si proietta é quel- la dell’Hung Parliament, un parlamento

‘appeso’ alla necessità di una qualche coalizione. Stando all’exit poll realizzato congiuntamente per Bbc, SkyNews e Itv, i Tory porterebbero a casa 314 seggi, 17 in meno del 2015 e 12 in meno della maggioranza assoluta di 326 su 650 alla Camera dei Co- muni. I laburisti salirebbero invece a 266, con 34 deputati in più. In calo piut- tosto netto gli indipendentisti scozzesi dell’Snp, indicati ancora come primo partito nella loro roccaforte del nord, ma con 34 seggi contro i 56 (su 59 totali della Scozia) di due anni fa. Mentre qualcosa recuperano i Lib Dem filo-Ue, con 14 seggi contro 9, e restano al palo come previsto (0 seggi) gli euroscettici dell’Ukip, ormai orfani di Nigel Farage e fagocitati dalla campagna pro Brexit di May.

Il Regno Unito si é pronunciato per la terza volta in tre anni. Dopo il voto del 2015 e il referendum che ha decretato il divorzio da Bruxelles nel 2016, i sudditi di Sua Maestà erano stati richiamati alle urne dalla signora primo ministro - in un clima di sorveglianza blindata, dopo i recenti attacchi di Manchester e di Londra - con un solo obiettivo: accrescere il suo peso in Parlamento per avere le mani libere al tavolo con l’Ue e su tutti i dossier che incombono, dalle incognite sull’economia all’allarme terrorismo. Ma la meta, che raffiche di sondaggi trionfali avevano dato per scontata per settimane, non sembra essere stata raggiunta.

Al contrario, se gli exit saranno confermati, lady Theresa arretra e rischia an- che la poltrona. Non le sarebbero dunque serviti gli slogan esibiti negli ultimi giorni da ‘donna forte’: decisa a garantire “gli interessi nazionali” nell’ambito di una Brexit senza se e senza ma; e a rispondere al terrorismo con una guerra senza quartiere, anche al prezzo di abolire qualche tutela dei diritti umani.

Jeremy Corbyn, viceversa, ha motivo di esultare, sempre a patto che lo scrutinio reale confermi le proiezioni, per essere stato capace di condurre a 68 anni una campagna frizzante, con una versione rinnovata del suo programma da vecchio socialista. E di risvegliare entusiasmi sopiti fra giovani e meno fortunati che alle urne questa volta paiono essersi fatti sentire.


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