May rilancia la scuola d’èlite


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LONDRA.Un futuro che profuma di passato si apre dinanzi alla scuola britannica. Theresa May, neopremier conservatrice che ha rimesso al potere la generazione dei 60enni, innesta la marcia indietro e annuncia una riforma dell'istruzione secondaria che rilancia il modello della storica 'Gram- mar School': prestigiosa e di qualità, ma tendenzialmente elitaria, denunciano non poche voci critiche. Un modello che negli ultimi anni era stato lasciato sullo sfondo, a favore di realtà ritenute più "inclusive", e che - in barba all'impegno di May di renderlo d'ora in avanti accessibile anche ai poveri - ricorda una selezione fondata sull'eredità educativa familiare, su un merito coltivato spesso da posizioni sociali di vantaggio e luoghi di nascita privilegiati, sulla fede religiosa. È, insomma, una riforma che scatena polemiche quella lanciata dalla seconda (aspirante) lady di ferro della storia della Gran Bretagna. May ha rotto gli indugi e in una conferenza stampa a Londra ha illustrato la sua visione. Tutto ruota attorno all'idea di ri- portare appunto in auge le Grammar Schools, moltiplicandole e rinnovandole un pò, con l'ambizione di trasformare il Paese niente meno che "nella più grande meritocrazia del mondo". Via dunque il divieto, deciso nel 1998 dall'allora primo ministro laburista Tony Blair, alla creazione di nuovi istituti di questo tipo, paragonabili a una sorta di liceo classico. Blair, come i suoi successori, aveva puntato su un altro tipo di scuola - pubblica e non, fino alla cosiddetta Academy sovvenzionata - per allargare l'offerta educativa ad aree e ceti svantaggiati. Ma lady Theresa la vede diversa- mente: a suo dire, neppure questo sistema funziona, visto che in fin dei conti le migliori scuole statali si con- centrano in aree residenziali popolate da benestanti. Il problema è capire se una nuova fioritura di Grammar Scho- ols possa essere la soluzione. O almeno aiutare. E molti non ci credono affatto. Le critiche piovono dall'opposizio- ne, come da organizzazioni degli insegnanti inglesi e persino dal vertice dell'Ofsted, super provveditorato agli studi in salsa british. "Vorrei una buona istruzione per ogni bambino", ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn, contestando come giocare la carta di una selezione 'spietatà a partire dagli 11-12 anni sia invece un modo per "danneggiare le comunità, dividere i ragazzi fra noi e loro, dare più opportunità ai pochi eAltrettanto duro il numero uno dell'Ofsted e capo degli ispettori scolastici del regno, Michael Wilslaw, secondo il quale i passi in avanti fatti negli ultimi 20 anni per offrire una scuola più aperta a tutti sono ora a rischio. Ribellandosi di fatto al governo da cui in teoria dipende, l'alto funzionario ha liquidato come "un controsenso", o addirittura come "una fesseria", l'idea che la vecchia Grammar School possa aumentare le chance dei "giovani più poveri.Al contrario, ha profetizzato Wilslaw, con un revival del genere solo mier "un 15-20%" di studenti potrà raggiungere buoni livelli d'istruzione. I quattro quinti finiranno per essetrice re lasciati al loro destino. Del resto, anche in casa Tory non mancano i dissensi. Se il ministro degli Esteri, Boris Johnson, grande appassionato di cultura classica, esalta le scuole tradizionali dove un tempo si insegnava greco e latino, Nicky Morgan, titolare dell'Istruzione nel governo del 50enne David Cameron, spara a zero e afferma che la riforma May (che prevede fra l'altro la fine dei tetti sulla selezione per appartenenza confessionale sulle future iscrizioni aggiuntive nelle ambitissime scuole cattoliche) rappresenta un salto nel buio. Anzi, un salto nel buio all'indietro.


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