May riorganizza i ranghi



BREXIT/DOPO GLI ABBANDONI DI DAVIS E JOHNSON, LA PREMIER BRITANNICA NOMINA UN NUOVO TEAM PER «PROTEGGERSI»

LONDRA. Un nuovo consiglio dei ministri per ripartire: indebolita, ma con una squadra più leale, Theresa May si mostra decisa a resistere, o almeno a galleggiare, dopo il clamoroso abbandono della nave di governo da parte di David Davis e Boris Johnson, e malgrado i venti di ribellione contro l'annuncio della sua 'svolta’ nego- ziale più soft sulla Brexit. Il rimpasto ha prodotto se non altro una compagine dall'immagine più moderata e meno indocile, in particolare con la promozione agli Esteri del pragmatico Jeremy Hunt al posto di Johnson. Ma May si è coperta le spalle anche sul fronte euroscettico, indicando come nuovo ministro per la Brexit una stella nascente dell'ala Tory più risoluta sul divorzio da Bruxelles come Dominic Raab. E spera di poter tenere a bada i rivoltosi sbandierando di fronte all'assemblea dei deputati del gruppo Conservatore ai Comuni il solito spauracchio: o vi tenete il mio governo o si finirà per andare a elezioni anticipate per aprire probabilmente le porte di Downing Street al Labour neo-socialista di Jeremy Corbyn. Messaggio che Hunt, nuova figura emergente dell'esecutivo riveduto e corretto, riecheggia a modo suo, esordendo subito con una solenne dichiarazione di fedeltà: "Sono onorato di essere stato nominato ministro degli Esteri - ha sottolineato - in un momento tanto critico per la storia del Paese. È tempo di sostenere la nostra premier per ottenere una grande accordo per la Brexit, ora o mai più". Tutt'altra musica rispetto ai continui distinguo, alle punzecchiature, alle uscite im-prevedibili di Johnson. Il quale peraltro, libero adesso da vincoli di governo, rischia di diventare ancor di più una mina vagante. La sua lettera di dimissioni, con l'accusa a May di preparare la resa verso "una semi Brexit" ha i toni del manifesto in grado di incoraggiare la fronda interna dei Tory più radicali. Animata in prima fila dall'affettato deputato ultrà Jacob Rees-Mogg che già minaccia apertamente di avere dalla sua parte un centinaio di parlamentari pronti a votare contro qualsiasi "concessione" eccessiva e a far saltare il banco della maggioranza. Per ora la resa dei conti resta in effetti sot-t traccia. I 48 deputati sufficienti a far balenare una mozione di sfiducia, e una sfida alla leadership di lady Theresa, sulla carta ci sono eccome nel gruppo conservatore a Westmin-


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