May, tolleranza e affari



TERRORISMO/IL DISCORSO DELLA PREMIER DOPO GLI ATTACCHI DI LONDRA

Assodato che la premier Theresa May A non ha affatto la caratura di Churchill, il discorso “da combattimento” che ha tenuto dopo l’ultimo attentato di Londra è apparso molto debole. Sullo sfondo vi sono le elezioni, è vero, ma gli ingredienti utilizzati sono sembrati stucchevoli e di maniera. La solita lode della polizia, giudicata rapida

nell’intervenire (otto minuti), la critica all’ideologia islamista radicale che colpisce il nostro modo di essere e che viene rappresentata come una versione perversa dell’Islam, la necessità che le cose cambino attraverso l’opera di convincimento fondata sull’idea che la società pluralista offre di più di quello che propongono gli iman estremizzati. Poi viene chiesto (sempre per favore) l’appoggio dei colossi di internet (vere entità transnazionali e tendenziali mine vaganti del cyberspazio), nel mettere la museruola ai fenomeni di proselitismo sul web. La May prosegue l’intervento diffuso in televisione lamentandosi di una eccessiva tolleranza dell’estremismo islamico nel Regno unito, af- fermando che, al fine di sradicare il fenomeno, saranno necessari colloqui “difficili e imbarazzanti”, per evitare che si viva in comunità segregate e distanti. Con chi dovrà parlare, di grazia, Theresa May? Con i leader della Comunità musulmani? Probabile. Ci si chiede allora che tipo di rapporti esistano in Inghilterra tra Comunità musulmana ed Esecutivo, tra mondo religioso islamico e strutture laiche. Ma soprattutto quanto pesino gli investimenti della comunità araba nell’economia inglese, e quante volte gli occhi sono stati chiusi in nome del business. Che misura di tolleranza sarà stata applicata per rispettare gli affari? Tolleranza di cui oggi ci si lamenta in via ufficiale. La May vorrebbe rincuorare gli animi evocando i soliti cambiamenti in seno ai servizi segreti e all’antiterrorrismo finalizzati a dare risposte più efficaci, nonché nuovi provvedimenti, tra cui (brrr.. che paura) l’eventuale allungamento della custodia cautelare. A fine discorso, volendo riunire il Paese in un momento così difficile, la Signora che rappresenta l’attuale Governo crede di calare l’asso con la frase ad effetto: enough is enough: cioè, quando è troppo è troppo. Ecco, questa espressione mi ha infastidito. Quindi, non erano bastati i morti di Manchester? Solo adesso è troppo? I morti di Londra, morti della Capitale, pesano di più? A mio parere il numero uno di Downing Street, impaurita an- che dal vento elettorale, ha svolto un intervento vecchio, fatto di chiacchiere. Sarebbe stato più interessante se avesse parlato di cosa fare dei tanti estremisti sorvegliati, di quanto costa al contribuente farli sorvegliare (tanto poi agiscono comunque indisturbati). Sarebbe stato più interessante se avesse commentato la strategia francese di sterminare i propri foreign fighter, impedendone il rientro. Sarebbe stato più interessante se, guardando dritta nella telecamera, avesse soprattutto spiegato cosa ci facevano sul territorio di Sua Maestà, soggetti capaci di accoltellare, con la massima applicazione, calma e diligenza, persone inermi e sconosciute, sgozzandole come agnelli.


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