Mazzette al San Camillo


ROMA/PER APPALTI.“SEENTRALAMAGISTRATURAFASTRIKE”.SOTTOACCUSAILAVORIDELGIUBILEO


ROMA. Un sistema di malaffare attuato anche con la consapevolezza dei rischi legati ad un intervento della magistratura. La corruzione legata agli appalti pubblici non si ferma neanche di fronte al rafforzamento del monitoraggio dell’ authority nonché di inquirenti ed investigatori. Così, per episodi avvenuti nel 2015, i carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno arrestato 10 persone (due in carcere ed otto ai domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo, di reati che, a seconda delle posizioni, vanno dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti, dall’estorsione e falsità materiale in atti pubblici al peculato e la truffa, in merito alla gestione di appalti per l’azienda ospedaliera San Camillo- Forlanini. Al centro delle indagini, affidate al pm Stefano Rocco Fava e coordinate dal pro- curatore aggiunto Paolo Ielo, anche gli appalti per la ristrutturazione del nosocomio realizzati in occasione del Giubileo della Misericordia. Le indagini dei carabinieri si sono concentrate anche su due appalti per la ristrutturazione del pronto soccorso e la successiva realizzazione di nuovi posti letto per la Terapia Intensiva, e sulla ristrutturazione del Padiglione Lancisi. Figura apicale, per la procura, è Alessandro Agneni, architetto già direttore della Unità di ingegneria del nosocomio, licenziato ad inizio 2016. Il dirigente è finito in carcere insieme con Daniele Saccà geome- tra e amministratore della Stim srl, società riconducibile allo stesso Agneni. Tra gli episodi contestati un’appropriazione di 145 mila euro attribuita ad Agneni (l’accusa è di peculato), una corruzione di 65 mila euro legata ad appalto da 62 milioni, una turbativa d’asta per appalti del Giubileo del valore di 1,3 milioni, una truffa da 2,5 milioni per lavori non eseguiti. Ammonta 3,973 milioni di euro lo stanziamento previsto dalla Regione Lazio per il San Camillo di Roma in occasione del Giubileo della Misericordia. Complessivamente sono 26 gli indagati e tra questi Elisabetta Longo, ex direttore della centrale acquisiti della Regione Lazio già coinvolta nell’inchiesta su Mafia Capitale (per lei è stata chiesta l’archiviazione) eAlessandro Filabozzi, manager del consorzio CCC. Nell’ordinanza di custodia cautelare di circa 200 pagine, il gip Flavia Costantini precisa che dalle intercettazioni emerge “un sistema a forma di piramide che andava necessariamente adottato al fine di controllare tutte le commesse, non solo quelle del San Camillo”. “Facciamo ‘sto tipo di organizzazione - dice Agneni in una conversazione intercettata - quindi gli operai fanno riferimento a voi, voi fate riferimento a me, e io faccio riferimento a ‘Daniele’ (Saccà ndr), così a piramide. Per voi va bene, diciamo che questa è l’impostazione”. In un’altra intercettazione tra due indagati il fine dell’organizzazione è esplicitato: “se non en- tramo dalla porta entramo dalla finestra”. Emblematica un’altra intercettazione in cui Agneni, parlando con l’imprenditore Maurizio Canghiari, della società Orion, a proposito di “porcate”, ossia lavori non eseguiti nel padiglione Lncisi ammonisce: “Se entra la magistratura dentro quel cantiere Maurì, fa come se dice strike”. L’inchiesta ha preso le mosse da una denuncia dell’ex direttore generale del San Camillo- Forlanini Antonio D’Urso che verteva, tra l’altro su una serie di blackout elettrici che avevano coinvolto anche il reparto di maternità.