“Me ne frego di Strasburgo”


ELEZIONI/IL CAV SULL’ATTESA DELLA SENTENZA: NON È UN OSTACOLO ALLA VITTORIA


ROMA. “Me ne frego”. E se non bastasse Silvio Berlusconi accompagna la frase con un gesto delle mani a testimoniare quanto l’attesa della sentenza della Corte dei diritti di Strasburgo non sia la priorità dei suoi pensieri.

L’ex premier, convinto che il centrodestra sia ormai ad un passo dalla maggioranza per governare, approfitta di ogni occasione per ribadire che la sua incandidabilità non sarà un ostacolo alla vittoria. E non è un caso infatti che il Cavaliere da giorni parli del suo ruolo come quello di un “regista” o dell’”allenatore”, compito a suo dire più incisivo rispetto a quello del premier.

Di fronte ad una platea di costruttori, l’ex capo del governo coglie l’occasione per spiegare come “l’unica soluzione per rimettere in carreggiata il Paese sia quella che il centrodestra vada a palazzo Chigi”. Non risparmia accuse al Movi- mento Cinque Stelle: “Usano un linguaggio di odio e Di Maio è solo un front-

man”. E non risparmia una frecciatina nemmeno ai fiorentini: “Ero a Firenze con i miei di Publitalia e dico: quando arrivano i clienti fate loro un complimento perché lì sono delle bestiacce”. Su una cosa però,

il leader di Forza Italia non sembra avere dei dubbi: la coalizione vincerà le elezioni ed il premier sarà indicato da Forza Italia. Nessuna chance per Matteo Salvini visto che la Lega, secondo i dati del Cavaliere, “è quatto punti dietro Fi”. Una previsione totalmente diversa rispetto ovviamente a quella nelle mani del segretario della Lega. Ospite di un forum con la stampa estera Salvini si dice convinto che il suo partito “supererà Forza Italia e sarà il primo della coalizione.

Ne sono sicuro - dice il leader del Carroccio - ecco perchè vi dico che la prossima volta che verrò qui lo farò da presidente del Consiglio”. Il segretario della Lega respinge l’ipotesi che il Cavaliere abbia pronto un piano B nel caso non si raggiunga la maggioranza: “Mi fido di lui ma soprattutto degli italiani che di daranno i numeri per governare”.

E torna a chiedere agli alleati di prendere parte alla manifestazione indetta dalla Lega giovedì primo marzo al teatro Bran- caccio per far sì che diventi una kermesse di tutto il centrodestra. Al di là dell’apparenza però, la coalizione è tutt’altro che granitica e le difficoltà nell’organizzare una manifestazione tutti insieme ne sono la di-

mostrazione. Il Cavaliere si mostra “tiepido” alla proposta.

“Se me lo chiedono non escludo di andarci ma la manifestazione è un modo vecchio di fare politica”. Non la pensa così Giorgia Meloni (la prima a lanciare l’idea) che insiste per una manifestazione della coalizione a patto però che “sia organizzata tutti insieme. Salvini ci ha invitato alla chiu- sura della Lega ma se volessi andare alle manifestazioni della Lega mi iscriverei”. Un invito ad abbandonare gli slogan e concentrarsi nel dare risposte “serie chiare al ceto medio” arriva del leader di Nci Raf- faele Fitto che su un punto è categorico: “Noi lavoreremo per una leadership condivisa. Un conto è il programma comune, ma il premier deve essere di sintesi e Salvini non lo è”.


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