Merkel visita Auschwitz

POLONIA/LA PRIMA VOLTA DELLA CANCELLIERA: “PROVO UNA VERGOGNA PROFONDA”

di Rosanna Pugliese


BERLINO. Angela Merkel non era mai stata ad Auschwitz. Ne ha varcato i cancelli ieri per la prima volta, giunta a metà della sua quarta legislatura in Germania. Un gesto che prima di lei, da cancellieri, fecero solo Helmut Schmidt e Helmut Kohl. “Provo una vergogna profonda”, ha detto quando ha preso la parola, dopo aver visitato anche il campo di sterminio di Birkenau. E ha citato Primo Levi: “E’ accaduto, dunque può accadere di nuovo”. Questa storia va raccontata, ha ripetuto più volte, “mai dimenticare”. Soprattutto per la Germania, non è possibile lasciarsi la Shoah alle spalle. La responsabilità tedesca per “crimini che la mente umana neppure può afferrare” è “parte della nostra identità nazionale”. Tirare una linea con questo passato, per i tedeschi, è impossibile. La cancelliera ha varcato il cancello con la famigerata scritta ‘Arbeit macht frei’ vestita di nero, le mani nude. Prima di entrare, ha rallentato un paio di volte, si è fermata. Più che solenne, è parsa quasi smarrita. Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, non l’ha lasciata sola: a passo lento, hanno fatto il loro ingresso fra fotografi e dirette sui media tedeschi che hanno parlato di “momento storico”. Poi è iniziata la visita al campo, durata oltre 4 ore. Chi era con lei ha riferito di una donna insolitamente turbata, commossa. Una commozione emersa anche dalle parole scelte. “È tutt’altro che facile essere e parlare qui, da Bundeskanzlerin, oggi. Provo una vergogna profonda per i crimini barbari che sono stati commessi qui da tedeschi: crimini che superano i limiti di ogni possibile comprensione”, ha esordito. “Per lo sgomento per quello che a don- ne, uomini e bambini è stato fatto in questo posto, in realtà bisognerebbe ammutolire. Quali parole possono rispondere a questo cordoglio? Eppure tacere non può essere la nostra unica risposta. Questo luogo ci obbliga a tenere sveglia la memoria”. Un lungo passaggio è stato dedicato dalla Merkel alla preoccupazione per il mondo di oggi: “In questi giorni non è retorica. In questi giorni è necessario dirlo in modo chiaro. Perché viviamo un preoccupante razzismo, una crescente intolleranza, un’ondata di delitti d’odio. Viviamo un attacco ai valori fondamentali della democrazia liberale e un pericoloso revisionismo storico al servizio di una disprezzo diretto verso alcuni gruppi umani”. Merkel ha quindi messo in guardia dall’antisemitismo “che minaccia la vita ebraica in Germania, in Europa e altrove”.

“Noi non tolleriamo alcuna forma di antisemitismo”, ha avvertito. Il fatto che vi sia una comunità ebraica fiorente in Germania e che con Israele vi siano buoni rapporti è “un regalo”. Nel discorso c’è stato anche tutto l’orrore della Shoah. La cancelliera ha citato i 6 milioni di ebrei, vittime dell’Olocausto. Poi le cifre del campo simbolo dell’orrore nazista, dove ci furono 1,1 milioni di vittime, per la maggior parte ebrei. Ma ha ricordato anche i sinti, i rom, i tanti polacchi. E oltre che sui crimini efferati, le torture, la morte nelle camere a gas, i forni crematori, Merkel si è soffermata su quella mostruosità che i superstiti hanno testimoniato: “L’annientamento dell’identità e della dignità delle vittime”. Su tutto questo la responsabilità tedesca “non ha fine”. “Essere consapevoli di questa responsabilità è parte ferma della nostra identità nazionale”, per la cancelliera, che ancora una volta ha preso le distanze dalla tentazione dell’ultra-destra di Alternative fuer Deutschland di chiudere con il passato. “È vero ciò che disse Primo Levi. Sopravvissuto ad Auschwitz nel campo dei lavori forzati di Monowitz, scrisse: ‘E’ successo. Dunque può accadere di nuovo’. Per questo non dobbiamo chiudere gli occhi e le orecchie se le persone vengono insulte, umiliate, marginalizzate. Dobbiamo contrastare chi alimenta odio e pregiudizi contro persone di altre religioni o di altre provenienze. Non dobbiamo mai dimenticare”. “Io mi inchino - ha detto alla fine - davanti a ciascuna di queste persone. Mi inchino davanti alle vittime della Shoah. Mi inchino davanti alle loro famiglie”.

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